E’ passato già un mese da quando la nostra comunità ha dato l’ultimo saluto terreno a Luciano Acerbi, stringendosi con affetto sincero attorno ai suoi familiari. Ci ha lasciati dopo tre anni di grande tribolazione, durante i quali ha lottato con ogni forza dando speranza a chi lo amava, ma alla fine il suo cuore si è arreso e ora ci piace credere che possa essere fra gli angeli del cielo evocati dall’amico Giammario Borri nella sua orazione funebre. “Luciano – aveva detto il professore – è stato un angelo vero e proprio per il suo modo di essere e di porsi, di comportarsi, di vivere, di dedicarsi agli altri”.
Un mese è volato, e “oggi resta un vuoto grande, incolmabile”. Ma, come ha ricordato Mara, sua collega alla “Rinnovauto”, resta soprattutto la luce che Luciano ci ha lasciato: “Un modo così gentile di stare al mondo, un esempio che continua a vivere dentro chi ti ha voluto bene; il tuo ricordo non sbiadisce, non passa, non si perde. Resterà indelebile. Sarai sempre con noi: nei nostri gesti, nei nostri sguardi, nei nostri cuori. Grazie per averci donato la tua presenza”.
Sentimenti di gratitudine condivisi anche da Giammario Borri: “Grazie Luciano per quello che sei stato e per quello che resti nei nostri cuori: un miracolo di bontà e altruismo. Siamo onorati di averti conosciuto perché ci hai insegnato tanto, ci hai insegnato anche a soffrire, a soffrire così a lungo. E ci hai insegnato a morire. Non sei vissuto invano; sei un modello per i tuoi figli e pure per noi che siamo più anziani di te, perché nella vita abbiamo sempre da imparare dai migliori. E tu lo sei stato”.
Ciao Luciano!
Il Settempedano

