Il nuovo film di Jim Jarmusch, Father Mother Sister Brother, vincitore del Leone d’oro alla 82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2025, è al cinema. Un film composto da tre episodi, attraverso i quali il regista americano riflette sui legami familiari e sulle loro ambiguità, mettendo in scena situazioni quotidiane fatte di pause, silenzi e tensioni sotterranee: un cinema che invita ad ascoltare ciò che non viene detto, a osservare sguardi e dettagli che spesso passano inosservati, ma che rivelano molto dei sentimenti più profondi dei protagonisti.
Nel primo episodio, un fratello ed una sorella vanno a trovare il padre; nel secondo, due sorelle si recano dalla madre e nel terzo, un fratello ed una sorella (gemelli) vanno a visitare, per l’ultima volta, l’appartamento dove hanno vissuto con i loro genitori da poco scomparsi. In questi tre episodi, la regia di Jarmusch è, come sempre, caratterizzata da uno sguardo posato e per nulla spettacolare: pochi movimenti di macchina, montaggio essenziale e musiche ridotte al minimo, per dare più spazio possibile al fiorire delle sensazioni interiori, alle fragilità e alle crepe emotive dei protagonisti. I piani si allungano e i tempi si dilatano, una scelta che può non essere apprezzata da tutti, ma che rafforza la densità dei rapporti messi in scena.
Jim Jarmusch sembra tornare al suo cinema delle origini con questa opera, un film silenzioso, sospeso e con un’ironia discreta, per mostrarci che i legami familiari sono un mistero: non sono qualcosa da decifrare fino in fondo, ma vanno osservati con attenzione, accettandone anche le opacità. Per questo la sua regia è così trattenuta, per osservare le dinamiche familiari riducendo al minimo ogni sorta di giudizio (sia positivo che negativo) sui personaggi e sulle loro vite.
La famiglia è per Jarmusch un rompicapo non da risolvere, ma da attraversare con tutte le sue difficoltà, i suoi momenti di tenerezza e le piccole e grandi ipocrisie dei suoi componenti, dove nulla è mai netto: i legami tra parenti sono per l’autore inestricabili, legati da un filo che si annoda e si stringe sempre di più, spesso in modo per noi incomprensibile. Nonostante i difetti, le incomprensioni e le contraddizioni, i protagonisti dell’opera vivono i rapporti familiari con una sincera miscela di amarezza e dolcezza: una serie di sentimenti contrastanti che trovano un loro equilibrio nell’accettazione reciproca (silenziosa e mai dichiarata) delle proprie debolezze.
Father Mother Sister Brother è un film misurato, che si prende i propri ritmi e spazi tra un’immagine e l’altra e proprio per la sua dilatazione, è un’opera che va soprattutto “ascoltata”, con uno sguardo aperto, cercando di cogliere ciò che non viene detto. Perché è proprio nel “non detto” che i protagonisti accettano sé stessi e i propri familiari, ed è così che i legami mostrano la loro forza inattesa. Nel cinema dell’ascolto e della poesia di Jarmusch, il mistero della famiglia si mostra così nella sua forma più completa, complessa e ricca di sfumature.
Silvio Gobbi
Il Settempedano
