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Il presidente Acquaroli e il senatore Castelli aprono la mostra a Palazzo comunale
Il presidente Acquaroli e il senatore Castelli aprono la mostra a Palazzo comunale

L’evento dell’estate 2025: aperta la mostra “Rinascimento marchigiano”, visitabile fino a ottobre

Nel pomeriggio di sabato 12 luglio è stata inaugurata, a San Severino, la mostra “Rinascimento marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma lungo i cammini della fede”, un’esposizione di opere d’arte restaurate provenienti dall’area del sisma: è l’ultima tappa di una mostra che ha già avuto luogo a Roma, Ascoli Piceno e Ancona. Le opere sono esposte nel Piano nobile (Galleria d’arte moderna “Filippo Bigioli”) del Palazzo comunale settempedano (in Piazza del Popolo) e saranno presenti fino al 19 ottobre. L’evento è stato promosso da Anci Marche e dal Pio Sodalizio dei Piceni, grazie anche al sostegno di numerose istituzioni locali e nazionali.

La cerimonia di apertura si è svolta al teatro Feronia e la prima a parlare è stata Rosa Piermattei, sindaco di San Severino: «Questo giorno celebriamo non solo l’arte e la storia, ma anche la resilienza, la bellezza e la straordinaria ricchezza culturale che la nostra amata regione ha saputo esprimere nel corso dei secoli. Il Rinascimento ha lasciato qui da noi tracce indelebili e questa mostra rappresenta un’occasione preziosa per immergerci in un viaggio affascinante tra 17 opere d’arte di una regione unica, capaci di testimoniare la vivacità creativa delle nostre terre. E permettetemi una punta di orgoglio campanilistico, ricordando la presenza nella mostra dell’opera di Lorenzo D’Alessandro, un artista settempedano: la sua presenza sottolinea il legame profondo tra la nostra città e il fermento artistico di quell’epoca».

L’assessore alla Cultura, Vanna Bianconi, ha sottoscritto le parole del sindaco e ha aggiunto che San Severino non è solo ricca di arte, ma anche di molte altre ricchezze territoriali (che vanno dall’agroalimentare al paesaggio) tali da rendere la città una realtà attrattiva per ogni tipo di viaggiatore.

Per la soprintendenza erano presenti l’architetto Giovanni Issini e Pierluigi Moriconi, curatore, insieme al professor Stefano Papetti, della mostra. Moriconi ha specificato che questa «più che una mostra, è un’esposizione: quando si fa una mostra c’è un progetto, mentre qui abbiamo voluto fare un’esposizione di opere provenienti dai luoghi del terremoto. Sono opere restaurate da restauratori marchigiani. In questa edizione, abbiamo scelto delle opere importanti dal punto di vista storico e artistico, ma anche fortemente identitarie per i luoghi del sisma». Stefano Papetti ha ricordato che ogni allestimento di questa mostra “itinerante” è stato pensato e adattato al luogo specifico, e nel caso di quest’ultima tappa settempedana, «lo spazio è il bellissimo Palazzo comunale, quindi bisognava esporre le opere in modo tale da non oscurare le opere già presenti nel palazzo. Ciò è stato possibile perché gli allestitori, Ticà (“Mastro T”, di San Severino) e Armoni, hanno saputo trovare il modo di far dialogare le opere dell’esposizione con quelle già presenti nella struttura».

La mostra non ospita solo opere di epoca rinascimentale: il titolo “Rinascimento marchigiano” vuole andare al di là della stretta definizione artistica e storica, vuole indicare un auspicio di “rinascita” per il territorio colpito dal sisma e dalle successive problematiche. Tale patrimonio artistico può essere un valore tanto culturale quanto economico: questa ricchezza del passato (la presenza di artisti come Crivelli e D’Alessandro) è lo specchio di quanto fosse vitale all’epoca questa zona. «La presenza di queste opere e di questi artisti – ha proseguito Papetti – fanno comprendere come questi luoghi fossero al centro della trama degli intrecci commerciali e culturali dell’epoca. Non erano affatto territori provinciali nel senso deteriore del termine».

Il commissario straordinario per la ricostruzione, senatore Guido Castelli, ha ricordato l’importanza di queste opere nel creare una comunità, un’identità, intorno ad esse. «Davanti a quelle opere – ha detto Castelli – la gente ha vissuto, festeggiato e sofferto. Le persone si sono sposate ed hanno celebrato i loro funerali. Non sono solo opere, sono legami, sono testimonianza concreta delle relazioni che si stabiliscono tra cittadini e la comunità che si crea. Il merito centrale di questa mostra è ricordare che dietro a quelle opere ci sono storie, sentimenti e comunità che dobbiamo recuperare e mantenere».

Infine il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha concluso gli interventi ribadendo il significato identitario e culturale delle opere in oggetto. «Ognuno di noi si deve sentire profondamente responsabile della nostra terra – ha dichiarato – e queste opere rappresentano il passato che dobbiamo tramandare al futuro. Questa mostra deve farci comprendere che le Marche hanno dei grandi valori e che intorno a questi grandi valori si può costruire un “rinascimento” forte e serio, tale da ridare speranza ai giovani, i quali dovranno poi raccogliere l’eredità e renderla ancora più forte».

La mostra sarà aperta secondo i seguenti orari: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 15-18; sabato ore 10-13, 15-18; domenica e festivi ore 11-19. Per ulteriori informazioni: Pro loco (0733 638 414) e Ufficio Cultura (0733 641 272 – 273).

Silvio Gobbi