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Fulvio Fulvi in un incontro all'Italia (foto Serini)
Fulvio Fulvi in un incontro all'Italia (foto Serini)

In pensione il giornalista Fulvio Fulvi: era assessore comunale quando riaprì il Feronia

Oggi, 1° aprile 2025, il giornalista Fulvio Fulvi taglia il traguardo della… pensione! Dopo esperienze in radio private, quotidiani (tra cui Il Messaggero, giornale con cui iniziò la propria carriera professionale a Macerata), mensili (Bell’Italia e Traveller) e settimanali (Di Tutto), dal 2010 ha cominciato a lavorare nella redazione di Avvenire dove, agli Interni, si è occupato di cronaca e problemi sociali. Scrive saggi di storia del cinema. Tra i titoli: Poliziotti senza paura. Stelvio Massi e il cinema d’azione (Il Foglio Letterario, 2010), Il desiderio nasce dallo sguardo. Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme (Unmondoaparte, 2012, post-fazione di Alessandro Zaccuri), Maurizio Merli. Il poliziotto ribelle (Bloodbuster editore, 2014), Il vero volto di don Camillo. Vita & Storie di Fernandel (Ares Edizioni, 2015, prefazione di Tatti Sanguineti), Lo spirito di Giulietta. Masina, storia di un’antidiva (La Fronda, 2021, prefazione di Goffredo Fofi). Per la sua attività di saggista ha ricevuto nel 2015 il premio giornalistico “Gold Media Marche” promosso dal Centro Studi “Giuseppe Giunchi” e nel 2021 il Premio “Bronzi di Riace”, organizzato dalla Pro loco di Reggio Calabria.

Al centro, con la barba, ai tempi de “Il Messaggero” di Macerata

A San Severino, città cui è sempre rimasto legato, venne eletto consigliere comunale a 22 anni (all’epoca uno dei più giovani d’Italia) e divenne assessore a 27 anni, dopo essere stato capogruppo della Dc. Il suo impegno politico-amministrativo coincise con gli anni della riapertura del teatro Feronia, quarant’anni fa.

“Ricordo soprattutto l’emozione di vedere finalmente la bellezza rilucente di quel piccolo tempio ottocentesco nel cuore di San Severino – racconta Fulvio -, nella splendida piazza e accanto al negozio dei miei zii, il primo in città a vendere televisori, alla fine degli anni ’50. Al Feronia c’ero entrato per la prima volta, da consigliere comunale, quando era ancora un cantiere. Era chiuso da anni. Sui balconcini dei palchi c’erano ancora le bozze lasciate dalle caramelle lanciate dal loggione durante le feste da ballo. Il Feronia nel primo dopoguerra era stato ridotto a una balera dove il Circolo cittadino organizzava le serate danzanti a Capodanno e a Carnevale. Ma dopo anni di accurati restauri rinacque più splendente di prima. Il Comune cominciò a organizzarci stagioni di prosa e spettacoli di livello quando io ero assessore, in solido con l’assessore agli spettacoli, Andrea Sgolacchia, esponente degli alleati socialisti della giunta superdemocristiana guidata da Vissani. Non si concedevano permessi all’uso privato, era il luogo privilegiato delle iniziative culturali promossa dalle pubbliche istituzioni, come il Premio Salimbeni. Ricordo poi i primi spettacoli che organizzammo: le compagnie Giordana-Zanetti e Tieri-Lojodice, gli incontri con gli attori nella saletta al primo piano del teatro. Giorgio Gaber, che vidi da un palco del proscenio e Salvo Randone in Pensaci Giacomino, un gigante…. Era già malato, recitò sempre seduto su una sedia, ma ancora ne rammento la naturalezza con la quale interpretava quel personaggio pirandelliano. Ricordo Branciaroli che mi raccontò del suo amore per il teatro. E Mario Luzi, che venne a fare una conferenza. Quello sguardo magnetico…”.

Fulvio Fulvi