A distanza di qualche settimana dal mio primo intervento sul futuro della nuova Casa di riposo di San Severino la situazione si è scontrata con un muro di assoluta sordità e un silenzio tombale. Non una smentita, non una giustificazione di circostanza, nemmeno una sola riga di risposta formale. Un vuoto assordante da parte di tutti che svela una verità amara: i nostri vecchi e le loro fragilità sembrano non interessare più a nessuno, declassati a un problema marginale da ignorare. A domande precise, documentate e sollevate per tutelare chi non ha voce, l’Amministrazione e le istituzioni continuano a rispondere soltanto con la più totale indifferenza.
I fatti meritano di essere ricordati.
Nel dicembre 2022 il Comune ha impegnato 750 mila euro dei contribuenti per acquistare il terreno nel rione Settempeda. A gennaio 2023 è arrivato il finanziamento da 13 milioni dall’Ufficio Ricostruzione e solo ad agosto 2025 è stato conferito l’incarico di progettazione, che prevedeva la consegna entro quattro mesi. Oggi, del progetto approvato non c’è traccia. E a questo si aggiunge un dato indiscutibile: in questi anni i costi dell’edilizia nel cratere sismico sono aumentati considerevolmente, come attestano chiaramente i nuovi prezzari ufficiali della Regione Marche. Non parliamo di un’ipotesi, ma di aumenti reali e certificati che impongono di valutare attentamente la reale entità della spesa per la nuova struttura e l’effettivo divario economico. È quindi legittimo chiedersi se quei 13 milioni bastino ancora o se serviranno nuove risorse per evitare che l’opera s’impantani. Risposta dell’amministrazione: zero. A dicembre saranno passati 4 anni dall’acquisto del terreno.
Ciò che sconcerta non è solo il ritardo, ma la totale assenza di motivazioni da parte di chi gestisce le carte della ricostruzione da circa dieci anni.
Ma c’è un aspetto politico e culturale ancora più profondo che merita di essere risaltato. Un Comune non è una Società per Azioni dove un consiglio d’amministrazione decide a porte chiuse; gli unici veri “azionisti” sono i cittadini. Rendere conto di ogni centesimo non è una concessione di favore alla stampa, a un cittadino o all’opposizione, ma l’essenza stessa della democrazia locale.
Questo principio diventa un vincolo morale indiscutibile quando a guidare la città è una lista civica, tanto più se dentro la Giunta c’è un leader di un “movimento civico”. Il civismo non è un’etichetta elettorale di comodo: per sua natura e vocazione nasce come un patto di fiducia diretto con la comunità. Nasce per abbattere il burocratese, superare le rigidità dei partiti e azzerare l’arroganza del potere arroccato nelle stanze del Palazzo, trasformando il Comune in una vera casa di vetro con le carte sempre chiare e trasparenti per tutti.
La forza di un progetto civico sta interamente nella vicinanza alle persone, nell’ascolto, nella partecipazione dal basso e nella trasparenza assoluta delle proprie scelte. Significa non avere filtri, rifiutare la scorciatoia del “no comment” e considerare i cittadini come compagni di strada a cui raccontare le cose come stanno, anche quando ci sono problemi. Quando un’amministrazione che si proclama civica si chiude nel silenzio di fronte a interrogativi legittimi e svicola dal confronto sui fondi pubblici rischia di smarrire la propria anima e di tradire la promessa fondativa fatta agli elettori.
Sullo sfondo resta un bisogno sociale prioritario per San Severino, la nuova struttura da 100 posti, che non è un doppione né un lusso, ma il necessario trasferimento delle attività da un edificio ormai obsoleto a un polo moderno ed efficiente. I cittadini non chiedono miracoli, chiedono solo risposte, tempi certi e la verità. Accettare le domande e metterci la faccia è l’unico modo per dimostrare di non aver nulla da nascondere.
Claudio Scarponi
Il Settempedano

