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“In the Grey”, di Guy Ritchie
“In the Grey”, di Guy Ritchie

“In the Grey”, il film d’azione veloce e frenetico di Guy Ritchie

Con In the Grey, Guy Ritchie prosegue con il suo cinema d’azione dinamico, veloce e frenetico. La sua firma è immediatamente riconoscibile per chi ne ha seguito l’evoluzione artistica: fin dai tempi di cult come Snatch, l’autore ha dimostrato come saper tessere trame complesse, orchestrando soggetti originali capaci di tenere lo spettatore incollato fino all’ultimo fotogramma.

Al centro della vicenda troviamo un trio di specialisti, Rachel Wild (Eiza González), Bronco (Jake Gyllenhaal) e Sid (Henry Cavill), incaricati di recuperare un miliardo di dollari sottratti dal magnate criminale Salazar (Carlos Bardem): i tre lavorano attraverso una serie di azioni che navigano tra il confine della legalità e dell’illegalità, nella cosiddetta “zona grigia”. Questa volta Ritchie tenta una parziale operazione di sottrazione, cercando di realizzare un lungometraggio più asciutto rispetto al passato, pur senza rinunciare a una robusta dose di adrenalina e sequenze d’azione geometriche. La regia si muove con la consueta padronanza: un’abilità evidente, per esempio, nella sequenza del bar, calibrata con precisione nei tempi e nei movimenti di macchina. Sebbene la sceneggiatura rinunci a un approfondimento psicologico dei protagonisti, il lungometraggio viene salvato dalla evidente chimica che si instaura tra i tre personaggi principali.

Al di là del ritmo sostenuto, l’elemento di maggiore novità risiede nella gestione della componente “legale” e spionistica del dramma, un territorio non molto approfondito nella filmografia precedente del regista: questo aspetto, incarnato dalla figura di Rachel, il cui compito di monitorare le mosse di Salazar e intercettare i suoi conti correnti per bloccarli rappresenta uno snodo cruciale. Un versante narrativo importante che, tuttavia, avrebbe potuto beneficiare di uno sviluppo ancora più dettagliato per bilanciare la pura azione.

In the Grey poggia inoltre su una dicotomia morale ben precisa. Da un lato, il film mostra come l’avidità sia un motore autodistruttivo destinato a punire sistematicamente chi la persegue (esemplificato nelle figure ciniche di Salazar e della superiore di Rachel, Bobby, interpretata da Rosamund Pike); dall’altro, celebra la lealtà che unisce Bronco e Sid a Rachel. È proprio questo legame etico, più forte di qualsiasi tornaconto economico, a ridefinire i confini dei personaggi, aggiungendo così a questo film una riflessione, di certo non molto indagata ma comunque non banale, sui valori umani all’interno del crimine e del caos.

Silvio Gobbi