Aver appreso stamattina della morte di don Edoardo mi lascia nel cuore un dolore profondo, velato tuttavia da una grande stima e riconoscenza.
A lui ero legato per diversi motivi: fu insegnante di religione di mia madre, siamo compaesani, ho avuto modo di apprezzarlo in molte circostanze e, soprattutto, è stato lui a ordinarmi sacerdote.
Lo ricordo non solo per il suo servizio da vescovo prima e da cardinale poi, ma per la sua veracità disarmante, la fede schietta e genuina che viveva e sapeva trasmettere. Era dotato di una straordinaria capacità comunicativa, radicata nella coerenza della vita.
Il 29 giugno 2013 fu lui a consacrarmi sacerdote e, nell’omelia, mi ricordò sopra ogni cosa il valore della misericordia. Nell’estate del 2016 lo invitai a tenere un corso di esercizi spirituali per i giovani a Cingoli. Niente cattedra: prendeva una sedia, invitava i ragazzi a sedersi attorno a lui alla rinfusa e iniziava un dialogo vivo, profondo, coinvolgente. Ciascuno si sentiva libero di parlare con lui, porre domande e avere risposte illuminanti. In lui si incontravano autorevolezza e accessibilità, doti che raramente si trovano congiunte.
Ma è al tramonto della sua vita che mi ha mostrato la luce più bella. Tornato nella sua San Severino, lontano dai riflettori e provato dalle fatiche dell’età, non ha mai smesso di servire: con umiltà, semplicità e dedizione, fino alla fine. Lì si è rivelato in tutta la sua autenticità, nello spessore e splendore della sua persona.
Per una singolare coincidenza, sabato sera, mentre ero di passaggio alla Madonna dei Lumi con un gruppo di pellegrini, ho avuto la grazia di salutarlo nel suo letto. Era provato, ma lucidissimo.
Mi ha raccomandato: «Coraggio, insegna la fede».
Gli ho risposto: «Ricordati che hai posto le tue mani sul mio capo».
Ho intuito che forse non l’avrei più rivisto, anche se non immaginavo una partenza così vicina.
Considero un dono e un segno averlo potuto incontrare un’ultima volta; un’eredità, la sua testimonianza di vita; una consolazione, sapere che posso ancora rivolgermi a lui, che ora vive nella gloria del Padre.
Grazie di cuore, don Edoardo. Hai dato tutto.
Ora ricevi dal Padre la gioia infinita riservata ai giusti.
Fra Sergio Lorenzini
Il Settempedano

