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Vittorio Sgarbi in Pinacoteca con il sindaco Rosa Piermattei

Sgarbi: “Tela di San Rocco? E’ di Baccio Ciarpi, l’importante è averla di nuovo qui”

Come tutti sappiamo, da pochi giorni è stata riportata nella chiesa di San Rocco la tela “Madonna con il Bambino e i santi Rocco e Severino”, attribuita a Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio (ascrizione presente nell’opera del 1868 “Il Forastiere in Sanseverino Marche”, dello storico locale Domenico Valentini).

Ma, sin dal suo ritorno, la paternità della tela ha fatto discutere: Gianni Papi, esperto di pittura del ‘600, ha attribuito il lavoro al pittore Lorenzo Bartolomeo Ciarpi, detto Baccio (1575-1654). Ora non è l’unico a sostenere questa tesi: anche Vittorio Sgarbi appoggia Papi e, è bene sottolinearlo, questa nuova identificazione non significa svalutare il valore dell’opera. Sgarbi, in un’intervista al Resto del Carlino, ha dichiarato: “Il Pomarancio è magari più conosciuto del Ciarpi, ma ciò non significa che la tela di San Rocco sia di minore rilevanza. Tutt’altro, sia perché parliamo di un pittore molto sofisticato, che fu anche maestro di Pietro da Cortona, sia per il fatto che possedere una sua opera è una rarità. Qui sul territorio lavorò pochissimo” (infatti, nel territorio, solo a Belforte del Chienti, si trova un’Annunciazione attribuita a Ciarpi, nella chiesa di Sant’Eustachio).

Questa tela, dopo essere arrivata Brera a seguito delle confische napoleoniche nel 1810, è stata depositata a Osnago (provincia di Como), nella chiesa di Santo Stefano, dove è rimasta pressoché isolata dagli studi. Adesso, il rientro a San Severino, ha fatto riscoprire il calibro di questa pala: “uno dei dipinti più rilevanti di Baccio Ciarpi, collocabile intorno al 1618, cioè nel periodo in cui lo stesso ha come giovane allievo Pietro da Cortona”, dichiara Papi.

L’attribuzione è una questione seria, ma non deve sviarci dal grande valore del ritorno in sé, perché, come sottolinea Sgarbi: “L’aver riportato nella chiesa di San Rocco quest’opera deve essere una festa per tutti, perché ciò che è più importante di ogni altra considerazione è il ritorno a San Severino, cioè la riappropriazione da parte della città, grazie a coloro che si sono adoperati per riaverla qui”.

Silvio Gobbi

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