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La faggeta di Canfaito
La faggeta di Canfaito

Il ‘caso’ Canfaito: 13 associazioni inviano esposto in Procura

A seguito delle polemiche suscitate nelle scorse settimane dall’assalto alla bellissima faggeta di Canfaito, da parte di migliaia di escursionisti della domenica, attirati dallo spettacolare fenomeno del “foliage”, 13 associazioni rappresentanti il mondo ambientalista, escursionistico e della fotografia naturalistica, si sono costituite in un “cartello” e hanno inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Macerata ed alla Soprintendenza per la tutela del paesaggio delle Marche.

Nell’esposto, le 13 associazioni denunciano una complessiva gestione “fallimentare” da parte della Unione montana del Potenza Esino e Musone, per quanto concerne la regolamentazione dei flussi turistici nella Riserva naturale dei Monti San Vicino e Canfaito che, specie negli ultimi anni, hanno raggiunto dei livelli insostenibili dal punto di vista ambientale, con il parcheggio abusivo e selvaggio delle auto sui prati, il conseguente inquinamento atmosferico e acustico, l’interferenza e il disturbo nei confronti delle specie vegetali e animali presenti, in un territorio dove sono state individuate anche un’Area floristica protetta, una ZSC ed una ZPS della rete Natura 2000.

Le associazioni, in particolare, lanciano l’allarme sulla celebre faggeta di Canfaito, non a caso considerata la più bella e importante delle Marche dal punto di vista floristico e vegetazionale, con numerosi esemplari di faggi secolari, alcuni dei quali dell’età di 500-600 anni, che attira ogni anno e in ogni stagione migliaia di escursionisti e di campeggiatori, la stragrande maggioranza dei quali arriva in auto, parcheggiando anche abusivamente sui prati, come dimostrano i fatti accaduti nelle scorse settimane. Oltre a denunciare il “Far West” che regna nella Riserva naturale, le associazioni hanno comunque avanzato delle proposte e soluzioni per limitare gli accessi e quindi tutelare meglio l’area protetta, come la chiusura del parcheggio situato all’interno della faggeta di Canfaito, nel periodo che va dal 1° settembre al 30 giugno di ogni anno, lasciandolo aperto solo nei mesi di luglio e agosto, il periodo di maggiore afflusso di escursionisti e campeggiatori alla faggeta e all’altopiano di Canfaito.

Le associazioni chiedono comunque che si preveda un numero chiuso di ingressi e si faccia pagare anche un pedaggio giornaliero, per coprire le spese di gestione e di controllo della faggeta. Per ottenere questo, chiedono il ripristino delle sbarre che fino a pochi anni fa erano posizionate all’ingresso della faggeta, presso il Monumento di Canfaito. In prospettiva, si richiede comunque la chiusura definitiva del parcheggio all’interno della faggeta, prevedendone la realizzazione di un altro esterno, nei pressi del Monumento di Canfaito.

Nell’esposto si richiede anche il posizionamento di sbarre di ferro, dotate di lucchetto e di cartelli di divieto di accesso e di transito ai mezzi motorizzati non autorizzati nei principali varchi di ingresso all’area protetta, rappresentati da sentieri, tratturi, sterrate, carrarecce eccetera, nonché alle aree SIC, ZPS, Demani forestali, aree floristiche protette, anche al di fuori del perimetro della stessa Riserva naturale. Questo perché i sentieri vengono quotidianamente utilizzati abusivamente anche da mezzi motorizzati non autorizzati, come moto da enduro, fuoristrada, quad, che arrecano guasti pesanti ed irreversibili al fondo stradale, producendo danneggiamenti anche alle essenze floristiche protette e grande disturbo, con le loro emissioni sonore, a molte specie di animali protette, soprattutto nel periodo della loro riproduzione.

Le associazioni chiedono inoltre la rimozione di tutti i cartelli metallici, particolarmente brutti ed impattanti, posizionati per indicare i percorsi del “Nordic Walking Park”, che attraversano l’altopiano e la faggeta di Canfaito, specialmente quelli collocati proprio davanti al “Patriarca”, il faggio più vetusto delle Marche, agli altri faggi secolari e nei punti più panoramici della Riserva.

“Da notare che questi orrendi paletti – scrivono nell’esposto – sono costati alla comunità la “bellezza” di 18.000 euro, mentre per la messa in sicurezza dell’Abbazia di Roti ne sono stai spesi appena la metà!”.

Infine, richiedono il posizionamento, in determinati punti nascosti, di appositi dispositivi foto-trappola o video, anche con visione notturna, in grado di immortalare gli eventuali trasgressori che potrebbero aggirare l’ostacolo delle sbarre e accedere ugualmente nella Riserva, ma anche per l’individuazione di eventuali bracconieri che dovessero introdursi a caccia nella Riserva stessa, visto che questa pratica è purtroppo ancora molto diffusa in tutta l’area; come pure per identificare coloro che ancora sono avvezzi ad abbandonare rifiuti ingombranti nell’area protetta.

Da ultimo, viene richiesto lo spostamento dei bracieri da dentro a fuori la faggeta, anche per evitare possibili rischi di incendio nel bosco.

Firmato:
LAC – Sezione Marche
Associazione “Il Camoscio dei Sibillini”
A.I.G.A.E. – Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche
AFNI – Associazione Fotografi Naturalisti Italiani Sez. Marche
Legambiente – Sez. Valle dell’Acquerella
Italia Nostra Sez. Marche
Forum italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio – Sez. Marche
CAI – Club Alpino Italiano Sez. Marche
CAI – TAM Tutela Ambiente Montano – Marche
Federazione nazionale Pro Natura Sez. Marche
Associazione “La Lupus in Fabula”
Comitato promotore del Parco Nazionale del Catria Nerone ed Alpe della Luna
LAV Marche

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