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Multa severa per il Serralta: la società non ci sta

La Polisportiva Serralta, all’indomani della partita casalinga contro la Sefrense, è stata multata dagli organi federali sulla base del referto stilato dall’arbitro. La nota che segue, redatta dalla società sportiva di San Severino, fa piena luce su quanto accaduto.

“Non è mai piacevole – scrive la Polisportiva Serralta – per una società sportiva sentirsi in obbligo di far ascoltare la propria voce per qualcosa che esula dall’argomento “campo”. Purtroppo questo è uno di quei casi. Come Polisportiva Serralta, infatti, ci sentiamo in dovere di far presente con questo comunicato quello che si è verificato sabato 1 febbraio, giorno della gara casalinga contro la Sefrense. Premessa d’obbligo. La Polisportiva Serralta è una società che da sempre, in venti e più anni di attività, persegue una precisa e chiara filosofia sportiva e nello specifico calcistica. Prima di ogni altra cosa, viene richiesto ai propri tesserati un preciso comportamento. Sportività, rispetto, correttezza, rifiuto di qualsiasi forma di “violenza”. Questi sono aspetti da rispettare, sempre e comunque, in ogni circostanza e finora ciò è sempre stato fatto, come testimoniato dalla storia del club. La partita è stata sì combattuta, agonisticamente accesa, ma nel complesso corretta e svoltasi senza episodi particolari. Nemmeno il fatto che sia stata decisa da un rigore al 90° ha creato problemi e, infatti, nessuno dei protagonisti alla fine ha ecceduto, accettando il verdetto del campo. Tutto nella normalità, quindi. Anche i rapporti molto buoni tra Serralta e Sefrense hanno contribuito a mantenere la situazione tranquilla. Non c’era quindi alcun motivo che portasse a discussioni. Invece tensione c’è stata e l’ha creata paradossalmente l’arbitro. Colui che dovrebbe infondere tranquillità ed essere sereno ha invece reso nervoso il dopo gara. Il signor Mozzoni, infatti, tenendo un comportamento ed un atteggiamento assai poco consono, usando toni e modi quasi “dittatoriali”, ha fatto salire la tensione, prendendosela un po’ con tutti. E’ pur vero che il regolamento è dalla parte del direttore di gara e che lui può farlo rispettare, ma riteniamo che il potere concesso agli arbitri debba saper essere usato e, soprattutto, debba essere mostrato con toni e modi educati. Tutto può svolgersi serenamente, ancor di più tra persone civili e intelligenti che possono capirsi e venirsi incontro. Insomma, saper valutare le situazioni, crediamo sia sinonimo di maturità. E’ appurato che, le persone “non in distinta”, non debbano stare dove non è consentito, Nessuno obietta questo. Nel caso specifico i soggetti intimati ad uscire dagli spogliatoi lo hanno fatto immediatamente. E’ vero che qualcuno non lo ha fatto, ma bisogna dire che si trattava di due ragazzi di 13 anni, poi subito usciti, e dell’addetto stampa della società. Quest’ultimo funge anche da radiocronista (Radio C1) e ogni partita effettua collegamenti in diretta per la trasmissione “Tribuna Stadio”. Per il suddetto motivo accede agli spogliatoi per svolgere il proprio ruolo, insomma fa il proprio lavoro, come d’altronde fanno anche gli arbitri. In diversi anni di esperienza mai c’erano stati problemi. Di nessun tipo. Nessuno ha mai fatto obiezioni a questo. Nessuno ha mai fatto sapere che debba servire un permesso speciale, un accredito, un’autorizzazione specifica. Con il massimo rispetto osserviamo: siamo in Seconda Categoria! Questa volta, però, qualcuno ha pensato bene di porre un divieto. Il “giornalista” ha cercato di parlare con il signor Mozzoni, di spiegare, di far capire perché si trovasse lì, ma a nulla è servito. L’arbitro non ha voluto sentir ragioni e come risposta lo ha spedito fuori. Risultato? Intervistatore e intervistati in mezzo al piazzale antistante gli spogliatoi. Inaudito! Una cosa mai vista! Episodio che credo non abbia precedenti! Come non bastasse il signor Mozzoni ha rincarato la dose, promettendo a voce alta che sarebbe stata comminata una multa alla società. Detto. Fatto. Multa arrivata! E qui ecco un altro aspetto dolente. La Polisportiva Serralta può anche accettare di venir punita, ma sicuramente non può condividerne l’entità, poco equa e fin troppo pesante per quello che è capitato. Ciò che più dispiace, tuttavia, è la motivazione dell’ammenda, che nella parte conclusiva recita così: “…estranei, alcuni dei quali si posizionavano davanti alla porta dello spogliatoio dell’arbitro con fare intimidatorio”. Ma quale “fare intimidatorio”. Nessuno si è comportato così. L’unica spiegazione plausibile che possa reggere è che l’arbitro si sia confuso, abbia visto male. Comunque non si può accettare il termine “fare intimidatorio”, specie se nessuno se ne è reso protagonista né da una parte né dall’altra. Riteniamo che tale presa di posizione sia stata necessaria per spiegare e rendere giustizia alla società ed ai suoi esponenti. Anche per far luce su ciò che è successo. Si spera che chi di dovere tenga conto dell’accaduto e capisca il senso di profonda amarezza che regna in questo momento al Serralta. L’augurio è che tutti riflettano e che in futuro inconvenienti del genere possano non verificarsi più”.

Fin qui la nota della Polisportiva. Ma una postilla vogliamo aggiungerla anche noi del Settempedano, visto che puntualmente – ogni settimana – riusciamo a informare i nostri lettori sulle partite del Serralta grazie proprio al puntuale lavoro del giornalista Roberto Pellegrino, addetto stampa del Serralta e collaboratore di questa testata. Con lui abbiamo iniziato insieme a scrivere, a raccontare le partite, 25 anni fa, e mai ci è capitata una cosa del genere, né a San Severino, né altrove! Fare il giornalista oggi è sempre più difficile, e questo lo sapevamo. Però pensavamo che almeno nello sport dilettantistico regnasse ancora un po’ di buon senso, ma evidentemente c’eravamo illusi, forse perché sospinti da una sincera e corretta passione. Ad maiora, Roberto!

Mauro Grespini   

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