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Roberto Taddei con la mascotte del Mondiale
Roberto Taddei con la mascotte del Mondiale

Volley, Mondiale chiuso: in finale c’era pure Roberto Taddei

Con il successo della Polonia sul Brasile, si è chiuso a Torino il Mondiale di pallavolo organizzato da Italia e Bulgaria. La kermesse iridata è stata vissuta in prima persona da Roberto Taddei, esperto della società Data Project di Bologna per tutto ciò che di tecnologico è entrato oggi a far parte del mondo del volley (dal referto elettronico al servizio statistico e così via). Lo abbiamo intervistato.

Roberto, com’è andata questa esperienza?

“Inizio subito col ringraziare la Data Project per avermi dato la possibilità di partecipare alla fase finale di un Mondiale. Sono stati 22 giorni intensi, ma molto appaganti dal punto di vista professionale e personale. Per il lavoro svolto sono molto soddisfatto perché è andato tutto bene, mentre a livello personale posso sicuramente affermare di aver conosciuto e collaborato con persone di ogni parte del mondo che mi hanno arricchito sotto l’aspetto culturale e da ognuna di loro ho appreso qualcosa di nuovo”.

Ha seguito anche la finalissima, giusto?
“Sì, ero alla fase finale di Torino e ho gestito gli aspetti tecnici anche per semifinali e finali. Prima avevo seguito il girone dell’Italia, a Firenze, poi la seconda fase a Bologna. Nella finalissima confesso che un minimo di tensione c’era, soprattutto perché si ha sempre il timore dell’imprevisto tecnico che può capitare in ogni momento e che può fermare la partita per qualche minuto. Ci vedeva il mondo intero in diretta, non sarebbe di certo stato un risultato auspicabile. Però, è filato via tutto liscio e la Data Project ha ricevuto apprezzamenti positivi per il lavoro svolto durante il Mondiale”.

Come giudica la vittoria finale della Polonia?

“Della squadra polacca mi ha impressionato il livello di tenuta mentale espresso in tutto il torneo. Non si sono abbattuti nei momenti difficili e non si sono esaltati in quelli delicati. Gli avversari di turno hanno trovato di fronte una squadra, quella polacca, molto forte nella testa. Il gioco espresso in generale in tutto il torneo non è stato di altissimo livello, ma la semifinale Polonia-Usa e il primo set della finalissima Brasile-Polonia sono stati stratosferici. Lo staff brasiliano a fine partita ha riconosciuto la superiorità della squadra di Kurek e Kubiak facendo i complimenti al loro tecnico Vital Heinen”.

E l’Italia?

“Purtroppo per noi italiani questo Mondiale è andato al di sotto delle aspettative, dal punto di vista del risultato sportivo. A mio avviso la rosa azzurra aveva, come obiettivo potenziale, la semifinale, anche in considerazione del fatto che l’Italia giocava in casa”.

A livello organizzativo abbiamo fatto una bella figura? 

“Ho trovato in ogni sede un’ottima organizzazione e una capacità notevole di risolvere gli inconvenienti in maniera rapida ed efficace”.

Il pubblico ha risposto all’importanza dell’evento?

“Per quanto riguarda la partecipazione, nelle tre sedi in cui sono stato (Firenze, Bologna e Torino; ndr) ho sempre visto il ‘tutto esaurito’, eccezion fatta per alcune partite del primo turno a Firenze quando non era impegnata l’Italia. In particolare gli azzurri hanno trovato 8.000 spettatori ad acclamarli a Firenze, 13.000 a Milano, 12.000 a Torino. Le due semifinali e le finali a Torino hanno fatto registrare 4 sold out. Una nota di merito va sicuramente all’organizzazione, che ha previsto momenti di spettacolo che hanno saputo coinvolgere il pubblico presente nei palasport anche nelle pause delle partite, tra un set e l’altro o durante i time out tecnici”.

Insomma, uno spot promozionale importante per la nostra pallavolo…

“Credo di sì, perché il Mondiale di Italia e Bulgaria, con le fasi finali svoltesi a Torino, sia stato un successo della pallavolo italiana, la quale ha dimostrato ancora una volta di saper organizzare eventi di altissimo livello, apprezzati sia dal pubblico presente nei palasport sia dai vari partecipanti alla manifestazione come Officials Fivb, arbitri e atleti”.

m. g.

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