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Il taglio del nastro
Il taglio del nastro

Giorno di festa per la comunità di Cesolo: riaperta la chiesa parrocchiale

Una giornata storica per la frazione di Cesolo e per l’intera comunità di San Severino: dopo un’attesa durata quasi dieci anni, la chiesa di Santa Maria Assunta è tornata a spalancare le sue porte ai fedeli. Una cerimonia solenne e partecipata ha segnato il ritorno alla “normalità” nella frazione più popolosa del territorio.

Il sindaco Rosa Piermattei ha sottolineato l’emozione profonda legata a questo traguardo: “Restituiamo a Cesolo il luogo di fede in cui generazioni di settempedani hanno celebrato i momenti più importanti della propria vita. Vedere questa chiesa di nuovo agibile e splendente è il segno tangibile che la ricostruzione, seppur complessa, procede e vince le sue sfide”.

La cerimonia è stata presieduta dall’arcivescovo di Camerino – San Severino, monsignor Francesco Massara, che durante l’omelia ha invitato la comunità a guardare avanti con speranza: “Sentiamo nel cuore che è bello essere qui. La riapertura è il senso della speranza e della certezza che si può rinascere e ricostruire, non solo strutturalmente. Entrando in questa chiesa possiamo portare le nostre gioie e le nostre difficoltà davanti a questo altare”.

Presente anche il Commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, che ha riflettuto sulla natura del sisma come fenomeno radicale che toglie i riferimenti più intimi come la casa e la chiesa, lodando però lo sforzo congiunto per la riparazione dei danni.

Sabrina Piantoni, presidente dell’associazione Pro Cesolo, ha ribadito la forza della parrocchia: “Siamo una grande comunità piena di umiltà e grandi lavoratori”.

Alla cerimonia, nobilitata dalla presenza del Gonfalone della Città, hanno partecipato numerose autorità: Rosella Bellesi, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, il consigliere regionale Luca Marconi, il presidente del Consiglio comunale, Sandro Granata, l’assessore comunale alla Cultura, Vanna Bianconi, i consiglieri comunali Tarcisio Antognozzi, Gabriele Pacini e Tiziana Gazzellini, quest’ultima anche in veste di consigliere provinciale.

Presenti, tra gli altri, il comandante della locale stazione dei Carabinieri, luogotenente carica speciale Massimiliano Lucarelli, il comandante della Polizia locale, vice commissario Adriano Bizzarri, la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Tacchi Venturi”, Catia Scattolini, la presidente della Pro loco, Paola Miliani.

Per il clero locale accanto all’arcivescovo c’erano il parroco don Noè Benitez, il vicario foraneo don Donato De Blasi, nonché parroci e sacerdoti della vicaria, le consorelle della Confraternita della Madonna Addolorata di Cesolo, la Confraternita di San Rocco e la Confraternita del Corpus Domini.

Un ringraziamento speciale è stato rivolto a chi ha reso possibile il restauro: la ditta Cifolelli per il risanamento delle strutture, l’architetto Giampiero Calcaterra per il coordinamento dei lavori, la restauratrice Federica Buccolini per aver ridato bellezza alle opere d’arte e le maestranze tutte.

La riapertura al culto della Chiesa di Santa Maria Assunta a Cesolo rappresenta non solo un traguardo architettonico, ma l’ultimo capitolo di una storia millenaria che affonda le radici nel cuore del Medioevo marchigiano.

Le prime testimonianze documentali della chiesa risalgono al XIII secolo, sebbene la mancanza di atti specifici renda difficile ricostruire con esattezza la vita della comunità parrocchiale dell’epoca. Un atto notarile del 1422 attesta la presenza di un amministratore, confermando l’importanza della struttura per il territorio già nel XV secolo. All’epoca la chiesa dipendeva dalla collegiata di San Severino al Castello e, secondo le visite pastorali del Cinquecento, si presentava come un edificio semplice in aperta campagna, privo inizialmente della conservazione dell’Eucarestia.

Il deterioramento dell’antica struttura portò i cesolani, sotto l’impulso del vescovo Giuseppe Vignoli, a decidere per la costruzione di un nuovo tempio. Il progetto fu affidato all’architetto Pietro Loni di Como, che pose la prima pietra nel gennaio 1756. La nuova chiesa fu ultimata in tempi record lo stesso anno e consacrata solennemente il 15 maggio 1757.

La storia della Chiesa di Santa Maria Assunta è intrinsecamente legata alla sfida contro i terremoti. Già nel 1799 un violento sisma lesionò la chiesa e la canonica. Ulteriori danni furono causati dal terremoto del 1951 e, in modo drammatico, dal crollo parziale del tetto e della volta dell’abside nel 1960. Quest’ultimo evento causò la perdita della tela originale dell’altare maggiore, sostituita successivamente da un imponente Cristo Crocifisso proveniente dalla distrutta chiesa di Colmone.

Dopo le chiusure del 2009 e la riapertura del 2014, le scosse del 2016 hanno imposto un nuovo stop forzato a causa di gravi lesioni strutturali e del distacco della cappella laterale.

Oltre alla sua importanza storica, la chiesa custodisce tesori di pregio, come la pala dell’altare di Santa Margherita, opera del pittore romano Biagio Puccini e l’artistica urna lignea della santa realizzata nel 1687. I recenti restauri hanno inoltre permesso di riportare alla luce reperti pittorici nella volta dell’abside e di valorizzare opere contemporanee come il tabernacolo ligneo di Renato Pizzi.

La riapertura del 2026 segna dunque il ritorno a casa per una comunità che, dal Medioevo a oggi, ha saputo ricostruire il proprio luogo dell’anima per ben dieci volte.

Con la riapertura della chiesa parrocchiale di Cesolo torna al centro dell’attenzione anche la figura di Santa Margherita, una delle mistiche più amate del territorio settempedano. Soprannominata “la Scalza” per la sua abitudine di camminare sempre a piedi nudi, Margherita rappresenta un esempio straordinario di ascesi e dedizione al prossimo che attraversa i secoli.
Inizialmente sepolta nella chiesa di Santa Maria del Mercato a San Severino, le spoglie di Margherita hanno trovato la loro collocazione definitiva a Cesolo. Il 14 novembre 1920, le sue spoglie furono traslate nella chiesa parrocchiale del villaggio, dove sono tuttora venerate. La festa liturgica cade il 27 agosto ma la comunità la festeggia solennemente l’ultima domenica di agosto. La chiesa custodisce inoltre una preziosa reliquia: una tibia della gamba sinistra, donata dai frati domenicani nel 1760 per accrescere la devozione popolare. Oggi Santa Margherita è invocata per la protezione sulle famiglie e per la sua testimonianza di “Sposa di Cristo” umile e generosa.

Foto di Luca Iencinella (Fotostudiostyle San Severino Marche)