Park Chan-wook torna al cinema con No Other Choice – Non c’è altra scelta, opera presentata alla 82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2025. Il regista del cult Old Boy realizza un lungometraggio originale e feroce, tale da andare al di là di ogni genere e categoria, ma allo stesso tempo capace di colpire lo sguardo e, soprattutto, la mente per quello che racconta (e per come lo racconta).
La storia ruota intorno a Man-soo (Lee Byung-hun), un uomo dalla vita apparentemente perfetta: un lavoro stabile e ben pagato, una bella casa, una moglie, due figli e due cani. Man-soo è un tecnico della carta e lavora nella stessa azienda da venticinque anni, ma a seguito dell’acquisto della ditta da parte di una società americana il personale viene ridotto e lui rientra tra i licenziati: “non c’è altra scelta”, ripetono i capi (“no other choice”). Ora che è disoccupato, iniziano i problemi familiari ed economici. Man-soo arriverà a fare di tutto, anche l’impensabile, per rientrare nel mondo dell’industria cartaria. Non considera altre possibilità di lavoro, non vede altre opzioni: non c’è altra scelta.
No Other Choice è un film dalla regia presente, concreta, forte e prepotente, caratterizzata dal movimento e ossessionata dai dettagli. La regia cambia repentinamente e in maniera compulsiva, ma sempre in maniera coerente e ragionata, attraversando molti stili. Tutto, dalla regia al montaggio fino alla musica, è funzionale a dar vita alla mania di Man-soo e al suo tortuoso percorso nel tentativo di recuperare il posto di lavoro perduto. In questa opera, Park Chan-wook realizza un film che sfugge a ogni definizione netta: convivono commedia e dramma, critica sociale e grottesco, violenza e amore. Il lungometraggio raccoglie in sé diverse suggestioni, restituendo un risultato complesso, stratificato, capace di abbracciare un ventaglio di contenuti ampio e sorprendentemente coeso.
Un film che rappresenta in pieno la forza con cui il cinema sudcoreano si sta imponendo negli ultimi anni, capace di sfornare opere di alto valore come Parasite (Bong Joon-ho): film potenti senza rientrare in etichette predefinite. In No Other Choice c’è la critica del mondo del lavoro che non ha più a cuore la tutela degli individui, ma anche la dimostrazione di come questi stessi individui, apparentemente ordinari, possano arrivare a commettere i peggiori crimini pur di ottenere ciò che vogliono (nel cinema italiano, c’è stato l’esempio perfetto di Un borghese piccolo piccolo, dove è palpabile la violenza di cui è capace un uomo “ordinario” quando mosso dalla vendetta).
No Other Choice cresce lungo il suo sviluppo, arrivando a un finale che lascia il segno. Park Chan-wook porta sullo schermo la complessità dell’animo umano e le sue tante contraddizioni, sia individuali che sociali, senza una condanna netta, mostrando la sottile tensione tra desiderio, giustizia e morale. Il film provoca riflessioni profonde attraverso l’ironia, il dramma, l’inquietudine e la violenza, attraverso un personaggio che può essere un uomo qualsiasi, uno come noi, rendendo quindi la storia universale e ancora più vicina allo spettatore.
Silvio Gobbi
Il Settempedano




