Devo all’amico geologo Enrico Cristofanelli la presa di coscienza che anche la cosiddetta Valle di San Clemente sia una sinclinale. Non avendo alcuna competenza in questa materia, grazie all’input, avuto in occasione di una sua conferenza, sono andato a documentarmi per capirci qualcosa di più.
I movimenti tettonici dell’orogenesi appenninica, con maggiore evidenza tra le provincie di Ancona e Macerata, hanno determinato una depressione strutturale in direzione nord sud che comunemente viene indicata come Sinclinale Camerte. È compresa tra la Dorsale Appenninica e la Dorsale Marchigiana, dove svetta tra tutti il monte San Vicino con i suoi 1475 metri di quota. A est di questa formazione montuosa esiste un’altra corrugazione della crosta terrestre, di estensione e rilievo minori, che potremmo indicare come sub-collinare, di cui è parte la Dorsale di Cingoli, nota per le attività estrattive che vi si esercitano. Tra queste due formazioni calcaree si è originata un’ulteriore depressione tettonica, che conosciamo comunemente col nome di “Valle di San Clemente”. Oltre ad avere un’evidenza minore rispetto a quella camerte, questa sinclinale è anche caratterizzata dal fatto che il massiccio su cui sorge Apiro e quello su cui svetta la torre di Aliformi determinano degli spartiacque tra i suoi rami settentrionale, centrale, e meridionale. Al suo interno esistono quindi almeno tre bacini idrografici differenti: quello settentrionale conferisce acque all’Esino attraverso il torrente Esinante, mentre il bacino mediano ospita il corso iniziale del fiume Musone, che sorge a Valdiola dalle pendici del monte Canfaito. Nel braccio sud si forma un ventaglio idrografico che confluisce nel Fosso Grande, affluente del Potenza nei pressi di San Severino. Pochi chilometri più a valle questo corso d’acqua lambisce l’ultima propaggine significativa della dorsale minore: il colle di Pitino.

Le due sinclinali camerte, o camertina, e di san Clemente tra le dorsali orogenetiche dell’Appennino umbro-marchigiano centrale
La sinclinale camerte, che ha come caposaldi interni le città di Fabriano e Camerino, costituisce un anomalo corridoio naturale nord-sud, che ha facilitato di molto le relazioni intervallive in area preappenninica, in particolare nel segmento tra Esino e Chienti. I terreni, in virtù dell’anomalo orientamento rispetto alle altre valli della regione, hanno pedologia e microclima che conferiscono al vitigno Verdicchio le peculiarità organolettiche che l’hanno reso famoso nel mondo. Infine la valle collega due tra le città della regione che, almeno dal secolo XIV, dominarono l’entroterra della Marca.
È altrettanto vero che la sinclinale di San Clemente è altresì un contesto di grande valore storico, la cui centralità nelle vicende politiche della nostra regione si fa risalire agli albori dell’epoca feudale e già dalla fine del secolo XIII è andata affievolendosi nell’apparente marginalità attuale. La valle deve il proprio nome, secondo gli storici, all’omonima chiesa plebana di supposta (ma non suffragata finora da prove documentarie) origine monastica. La Pieve era un importante edificio religioso, di grandi proporzioni per la sua epoca, dotato di una navata di lunghezza di molto maggiore rispetto alle proporzioni della chiesa odierna, che si trova all’interno dell’area cimiteriale tra Castel San Pietro e Isola, in Comune di San Severino Marche. Aveva in origine, come ancora si può vedere nelle mappe catastali del 1813, un transetto con due cappelle simmetriche ai lati del presbiterio, che formavano una pianta a croce latina commissa – cosiddetta “a Tau” – caratteristica delle chiese di antichissima edificazione e, proprio per questo, molto diffusa nell’areale del Monte San Vicino. La sua funzione plebana, è sottolineata nello stesso documento catastale, dalla denominazione della chiesa, che viene indicata col nome di “Battesimo”.

La Pieve di San Clemente, indicata come “Battesimo” nel 1813 (in alto) a confronto con la dimensione della chiesa attuale, evidenziata in celeste

Quel che resta della Pieve di San Clemente, oggi inclusa nell’area cimiteriale delle frazioni di Castel San Pietro e Isola
La storia della Valle di San Clemente, così punteggiata di insediamenti monastici e castelli, s’intreccia fortemente con le vicende delle istituzioni feudali che erano politicamente legate all’imperatore; ma su questo torneremo prossimamente.
Se oggi percepiamo come marginale questa – anche se anomala – sinclinale che tocca le valli dell’Esino e del Potenza, sono convinto che non avrebbe, a mio avviso, nulla da invidiare alla più blasonata sorella maggiore, senza per questo voler far paragoni o, tantomeno nascere competizioni.
Mentre intorno alla Sinclinale Camerte si sta muovendo una quanto mai opportuna e importante iniziativa, che – come è già avvenuto per le aree vinicole della Valdobbiadene – tende a far riconoscere l’area del Verdicchio di Matelica nel patrimonio dell’Unesco, la Valle di San Clemente sembra non avere ancora consapevolezza della propria identità territoriale e storica.

Il castello di Aliforni domina la valle, o sinclinale, di san Clemente dallo spartiacque fra il bacino del Potenza e l’alto corso del fuome Musone
Eppure alcuni segnali di attenzione nascono anche in questo contesto. Primo fra tutti è la joint venture pubblico-privata tra l’azienda Loccioni e il comune di Apiro che ha base nella Abbazia di Sant’Urbano e proprio alla “Valle di San Clemente” si richiama. Altro segnale positivo è l’interesse che sta nascendo intorno a Elcito e alla Valfucina, dove i preziosi resti dell’omonima abbazia sono in via di restauro, così come, sull’altro versante della dorsale marchigiana, si effettuerà presto un primo intervento conservativo sui ruderi dell’Abbazia di Roti. Il millenario romualdino che sarà celebrato nel 2027, si spera possa essere occasione per una rinnovata attenzione nei confronti della valle sinclinale minore, in cui la sua riforma monastica aveva trovato terreno fertile fin dalle prime istanze. L’intervento più urgente è di certo quello sull’eremo della Santissima Trinità nei pressi di Frontale, dove visse e operò uno dei suoi primi seguaci, San Domenico Loricato.

L’abbazia di Sant’Urbano all’Esinante, alla testata nord della Valle di san Clemente è oggi sede di un’interessante joint-venture pubblico-privata tra il Comune di Apiro e l’azienda Loccioni
Il mio auspicio è che tutti insieme gli amministratori dei Comuni dell’area a est della dorsale marchigiana, lavorando insieme, possano determinarsi ad avere una visione unitaria su questo antico territorio, così carico di storia comune, e considerare come un’opportunità le sue enormi risorse.
Luca Maria Cristini
Il Settempedano

