Home | Cabina di proiezione | “Digger”, il nuovo film del regista messicano Alejandro González Iñárritu
Digger
Digger

“Digger”, il nuovo film del regista messicano Alejandro González Iñárritu

Un film che sa essere satirico, grottesco e fortemente ancorato alla realtà, per quanto assurda possa sembrare: Digger, il nuovo lungometraggio del regista messicano Alejandro González Iñárritu, affronta un tema attuale fondendo in maniera indissolubile questione ambientale e politica globale, creando così un’opera stratificata e ricca di spunti di riflessione pericolosamente concreti e vicini a noi.

Digger Rockwell (Tom Cruise) è un magnate del petrolio e dei combustibili fossili. La sua ultima operazione di trivellazione ha generato un enorme iceberg che dalla Groenlandia punta verso l’Europa, destinato a scontrarsi con le sue coste e a scatenare uno tsunami. Il pianeta rischia la catastrofe e Digger, insieme allo stralunato presidente degli Stati Uniti (interpretato da John Goodman), deve trovare il modo di fermare l’iceberg il prima possibile o, in caso contrario, di preparare il mondo all’impatto.

Il clima è teso, da fine del mondo, e ricorda a tratti Il dottor Stranamore, ma dei colpi di scena cambiano radicalmente la situazione e la realtà dei personaggi. Senza svelarli, possiamo ugualmente indagare l’opera: un film politico, dove satira e commedia si mescolano. La scenografia è volutamente esagerata, putrida e grigia, i colori sono spenti e la luce conferisce un senso mortifero all’intera ambientazione. Digger si muove in spazi tanto fastosi quanto fatiscenti, aggrappato al potere e incapace di lasciare qualsiasi cosa al proprio destino: esemplare è il suo accanimento nel voler tenere in vita la sua gattina morente, un attaccamento dettato più dal possesso che dall’amore. Iñárritu sceglie una regia concreta e dinamica che mette in luce il potere, la spietatezza dei suoi protagonisti e anche i loro limiti: le proporzioni distorte e le frequenti inquadrature dal basso donano imponenza al brutale Digger e alla sua cerchia, ma i personaggi restano schiacciati dalle pareti che li circondano, sottolineando così la loro pochezza (un espediente che ricorda l’insita claustrofobia del protagonista di Quarto potere).

Proseguendo, la realtà diventa più assurda e più chiara. Nel costruire il suo soggetto grottesco e verosimile al contempo, Iñárritu torna all’idea dell’arte come attività tramite la quale l’uomo può sfogare le proprie sofferenze, come già esplorato in Birdman. Questa volta, però, il discorso si fa politico, raggiungendo il suo culmine quando Digger deve rendere conto del disastro al Parlamento europeo. Un ambiente dai toni chiari, grigi e freddi, dove l’imprenditore sbatte in faccia all’Europa, e al mondo intero, la sua arroganza e anche l’ipocrisia dei governi sulle tematiche ambientali. Il discorso è concentrato in un unico piano sequenza che si muove tra lui e il furente Parlamento: la macchina da presa non stacca mai e fionda lo spettatore nel profondo dell’arringa, tra autodifesa e attacco ai governi (e ai cittadini) del mondo, obbligandolo a confrontarsi con questa riflessione in modo potente.

Digger ha in sé temi noti e interessanti trovate: un’opera dove l’ottima regia riesce a trasformare il materiale già visto in una riuscita satira spietata. Un film magari non originalissimo, ma ottimo nella resa, che evita uno sviluppo scontato grazie ai giusti ribaltamenti della trama, con inoltre un Tom Cruise sfaccettato nella sua interpretazione e un cast altrettanto brillante.

Silvio Gobbi