Il centro abitato di San Severino è adagiato su un tratto della piana fluviale del Potenza e pertanto si è dovuto adattare alle forme create dal fiume nel corso dei millenni.
L’attuale piana alluvionale ha iniziato ad originarsi circa 19.000 anni fa, al termine dell’ultima glaciazione (Glaciazione Wurm); all’epoca era larga circa 700 m, quasi piatta, e formata principalmente da ghiaie, ma anche da sabbie e limi, depositatisi in un periodo in cui il clima era freddo e arido con i versanti vallivi privi di vegetazione (Vedi: O. Nesci, D. Savelli, Successioni alluvionali terrazzate nell’Appennino nord-marchigiano, Geogr. Fis. Dinam. Quat., 1991). Di quest’antica piana rimangono solo alcune tracce, in via delle Piagge presso la chiesa di San Lorenzo e in via Ludovico Ariosto, perché è stata subito incisa dal fiume.

Infatti il rapido innalzamento del mare Adriatico durante la fase interglaciale, dovuto all’aumento delle temperature e al conseguente scioglimento dei ghiacciai, ha fatto sì che il fiume si distendesse determinando l’erosione di quanto in precedenza aveva deposto. A tal riguardo molto interessante è l’articolo: A. Fontana, L. Ronchi, Paesaggi sommersi in Alto Adriatico. Dalla pianura glaciale al futuro innalzamento marino, Atti della giornata di Studi, (Venezia, 18 aprile 2019).
I saliscendi che si incontrano passeggiando per la città sono il frutto di questa fase di incisione che continua ancora oggi e rappresentano le antiche scarpate originate dal fiume successivamente urbanizzate in epoca medievale; anche la piazza è stata creata sfruttando un’ansa del Potenza di circa 10.000 anni fa.
Un contributo importante alla modellazione dell’attuale piana alluvionale è stato dato oltre che dal fiume anche dai fossi laterali. Infatti questi, durante la glaciazione, si raccordavano al Potenza dando origine a dei depositi costituiti soprattutto da ghiaie che assumevano una forma simile a un cono e si posizionavano sui fianchi della vallata principale, leggermente al di sopra; trattasi delle cosiddette conoidi alluvionali e lembi dell’antica conoide del torrente Intagliata si possono rintracciare presso l’attuale ospedale.
Sono indicati col tratto rosso i limiti della conoide alluvionale del torrente Intagliata al termine della glaciazione Wurm (19.000 anni fa)
In rosso i limiti probabili della colata, in celeste i luoghi in cui ancora si rinvengono i depositi franosi
Ma a svolgere un ruolo decisivo nella genesi della piana settempedana sono state sicuramente le frane verificatesi in varie epoche. La più interessante è avvenuta circa 15.000 anni fa, poco dopo l’inizio della fase interglaciale, quando il clima era ancora arido e i versanti vallivi privi di vegetazione (Vedi: D. Magri, Lineamenti della vegetazione tardoglaciale in Italia peninsulare e in Sicilia, in “Il Tardiglaciale in Italia – Lavori in corso” 2008); difficile dire se si è trattato di un evento unico o ripetuto sta di fatto che dalla vallecola dove è situata la chiesa della Madonna dei Lumi di sono riversati a valle parecchi metri cubi di terreno sotto forma di colata.
Nella figura sono indicati col tratto rosso quelli che dovrebbero essere i limiti della colata, col colore celeste i luoghi in cui i depositi franosi sono ancora presenti; tali luoghi sono caratterizzati da “collinette” ben visibili tra via Mura Orientali e vicolo Lumi, ma anche in via Campo Fiera.
Come si può notare l’area interessata dall’evento è stata giustamente urbanizzata perché, oltre a rappresentare la naturale zona di espansione del centro abitato, non vi sono più le condizioni per il ripetersi di questi fenomeni. Inoltre, i depositi franosi sono stati in gran parte smantellati dal fiume e dall’uomo e dove ancora si rinvengono risultano più che consolidati.
Le conseguenze della colata furono notevoli perché il Potenza che all’epoca scorreva all’incirca al centro della vallata, 20 m al di sopra dell’alveo attuale, fu costretto a spostarsi decisamente verso nord, nell’area tra il borgo di Fontenuova e l’ex ospedale, e da lì non si mosse più; in quest’area sarà anche obbligato ad incidere la dura roccia invece dei morbidi terreni alluvionali.
Suscita curiosità il fatto che tale evento verificatosi migliaia di anni fa condizionerà le scelte del vescovo Eudo quando nel 944 dovrà decidere dove costruire la più antica chiesa di San Severino: “super flumen potentie et super saxu ipsius fluminis – sopra il fiume Potenza e sulla roccia del fiume stesso” (Vedi: R. Ranciaro, Il diploma del vescovo Eudo, un enigma per geologi, in “Il Settempedano”, Marzo 2025).

A volte anche il sottoscritto che è un geologo rimane sbalordito nello scoprire come avvenimenti di un lontano passato abbiano lasciato tracce sul territorio ancora visibili, ma queste sono le magie della geologia.
Roberto Ranciaro, presidente Archeoclub San Severino Marche


