Non soltanto una proiezione cinematografica, ma un’occasione di confronto e dialogo con gli spettatori. Il pubblico del cinema San Paolo – domenica 1 novembre – ha potuto conoscere da vicino alcuni dei protagonisti del nuovo film “Quello che resta di noi”, diretto da Simone Riccioni ed Emilio Mercanti, prodotto da Linfa Crowd 2.0, e ascoltare dalla voce dei suoi interpreti il percorso creativo e i messaggi che accompagnano la storia.
Nel cast c’è anche Francesco Pannofino (volto noto del cinema italiano), che però non era presente a San Severino.
Accanto a Simone Riccioni al “San Paolo” c’erano i suoi ragazzi. Lui infatti ha fondato anni fa a Colbuccaro una scuola di cinema che oggi conta oltre centocinquanta studenti. I sette giovani protagonisti del film vengono tutti da lì: facce nuove, talenti cresciuti lontano dai circuiti romani, ragazzi che hanno scelto di seguire un sogno in una regione che di sogni cinematografici non è stata storicamente prodiga.
Il film, girato tra Corridonia e Ripatransone, è sostenuto dalla Fondazione Marche Cultura e dalla Marche Film Commission.
“Quello che resta di noi” si muove tra diversi linguaggi cinematografici dando vita a un racconto che alterna mistero, momenti divertenti e riflessioni sui rapporti umani. Al centro della vicenda c’è una villa cinquecentesca appartenuta a un’antica contessa, nella quale sette giovani, spinti da motivazioni diverse, decidono di entrare alla ricerca di un misterioso tesoro. Tra corridoi, stanze abbandonate e situazioni imprevedibili, l’avventura si trasforma in un’esperienza sospesa tra realtà e mistero, destinata a mettere ciascuno dei protagonisti davanti alle proprie paure, ambizioni e scelte.
Dietro la componente avventurosa si sviluppa però una riflessione molto attuale: il rapporto con la propria immagine, il desiderio di successo e il bisogno costante di essere osservati e riconosciuti. Temi particolarmente vicini alle nuove generazioni, che si confrontano quotidianamente con il mondo dei social e con la ricerca di visibilità. Il film invita a guardare oltre le apparenze, ricordando che, quando le telecamere si spengono e i riflettori si allontanano, ciò che davvero conta sono le decisioni prese e i legami costruiti.
È proprio questo il significato racchiuso nel titolo, come ha spiegato Simone Riccioni, regista e produttore: «Quando tutto finisce e le telecamere non registrano più, ciò che rimane sono le scelte che abbiamo fatto e i legami che abbiamo costruito».
Una prospettiva condivisa dal regista Emilio Mercanti, che individua nella villa, nella contessa e nel tesoro gli elementi narrativi attraverso cui i personaggi sono chiamati a confrontarsi con se stessi. «La villa, la contessa e il tesoro sono gli elementi attraverso cui i protagonisti vengono messi davanti alle proprie paure, alle proprie ambizioni e soprattutto alle proprie scelte».
L’incontro con il pubblico di San Severino ha rappresentato così un’ulteriore occasione per approfondire la dimensione umana e sociale della pellicola.

