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Il feretro in un'immagine di VeraTv le cui telecamere erano presenti nella chiesa di San Domenico per le esequie
Il feretro in un'immagine di VeraTv le cui telecamere erano presenti nella chiesa di San Domenico per le esequie

L’ultimo abbraccio a un ragazzo speciale: “Ciao Stefano, San Severino non ti dimenticherà”

Una città intera raccolta nel silenzio, centinaia di persone unite da un dolore difficile da esprimere e una comunità che si è stretta attorno alla famiglia per accompagnare Stefano nel suo ultimo viaggio. San Severino si è fermata per dare l’ultimo saluto a Stefano Marrese, il ventunenne la cui giovane vita è stata spezzata da un tragico incidente stradale lungo il raccordo autostradale Perugia-Bettolle, nei pressi di Passignano sul Trasimeno. Con lui, nello stesso drammatico schianto, ha perso la vita anche la collega Gaia Stronati, vent’anni, di Castelbellino.

Nella mattinata di sabato 17 ottobre la chiesa di San Domenico ha accolto familiari, amici, conoscenti e tantissimi cittadini desiderosi di testimoniare, con la propria presenza, l’affetto per un ragazzo che aveva saputo lasciare un segno profondo nella vita di chi lo aveva incontrato. Un ultimo abbraccio reso ancora più solenne dalla proclamazione del lutto cittadino voluta dal sindaco Rosa Piermattei, a testimonianza della vicinanza dell’intera Amministrazione comunale e della popolazione settempedana.

A celebrare le esequie sono stati padre Luciano Genga e don Aldo Romagnoli. Fuori dalla chiesa c’era tantissima gente: per consentire a tutti di seguire la funzione religiosa era stato attivato anche un maxischermo. Accanto all’altare era presente anche una rappresentanza dell’Associazione nazionale Carabinieri, guidata dal presidente Decio Bianchi. Una presenza particolarmente significativa, dal momento che Pasquale, il papà di Stefano, presta da anni la propria opera di volontariato proprio nell’associazione.

In prima fila, stretti in un dolore che nessuna parola può davvero alleviare, c’erano mamma Irma, papà Pasquale e il fratello Simone, circondati dai numerosi parenti arrivati anche dalla Campania, terra d’origine della famiglia. Attorno a loro una folla di cittadini che ha voluto far sentire la propria vicinanza in un momento di indicibile sofferenza.

Particolarmente numerosa la presenza dei giovani, degli amici e di quanti avevano condiviso con Stefano il percorso scolastico, le esperienze quotidiane e i primi passi nel mondo del lavoro. Un affetto che racconta molto del ragazzo: diplomato all’Itts Divini, aveva poi intrapreso un percorso professionale nell’azienda energetica Optima, condividendo con Gaia anche questa nuova esperienza.

Nel corso dell’omelia, padre Luciano Genga ha dato voce al dolore collettivo, richiamando al tempo stesso la fede e la speranza cristiana. Parole pronunciate nel tentativo di trovare un senso e una luce anche davanti a una perdita tanto prematura. E ai genitori, chiamati ad affrontare una delle prove più dolorose che la vita possa riservare, ha detto: “Un genitore che si trova a vivere la morte di un figlio sperimenta un dolore immenso, contro natura. Le nostre parole servono a poco, ma la Parola di Dio dona luce e speranza”.

Nel ricordo di Stefano, padre Luciano ha individuato anche alcune affinità con la figura di Carlo Acutis, oggi santo, richiamando quei valori quotidiani che rendono preziosa una persona e che continuano a vivere attraverso le relazioni lasciate in eredità. “Stefano ci lascia un vero e proprio testamento spirituale fatto di tre grandi valori: la tenerezza, il rispetto e l’amicizia”.

La tenerezza, ha spiegato, nasceva dalla bellezza della sua famiglia; il rispetto si manifestava nel modo in cui salutava e si rapportava con tutti, dagli anziani ai coetanei; l’amicizia, infine, era testimoniata proprio dalla straordinaria presenza di tanti ragazzi riuniti per salutarlo. “Non siamo stati creati per vivere isolati, ma a immagine di Dio che è relazione e amicizia. Curiamo e custodiamo queste tre eredità: la tenerezza, il rispetto e l’amicizia rimangono per sempre, per l’eternità”. Un messaggio che ha attraversato la chiesa, trasformando il ricordo di Stefano in un invito a custodire ciò che conta davvero: i legami autentici, la gentilezza, l’attenzione verso gli altri e la capacità di esserci, anche nei piccoli gesti di ogni giorno.

Nel corso della celebrazione è intervenuta anche Rosa Piermattei: “Oggi le parole pesano come macigni di fronte a un dolore smisurato. Ci ritroviamo avvolti da un silenzio che urla e da una ferita che trafigge il cuore della nostra comunità che piange il suo Stefano, un ragazzo solare, generoso e pieno di sogni”. Nel suo messaggio il primo cittadino ha ricordato anche Gaia Stronati, sottolineando come la tragedia abbia colpito due famiglie e lasciato un vuoto profondo nelle comunità marchigiane. Poi, rivolgendosi direttamente a papà Pasquale, a mamma Irma e al fratello Simone, il sindaco Piermattei ha assicurato la vicinanza di San Severino ribadendo che il legame tra Stefano e la sua città non si interromperà con la sua scomparsa. “Non sarete mai soli. Stefano non lascia questa comunità, rimarrà sempre nel ricordo dei suoi amici e nell’anima della nostra città. Grazie Stefano per la luce e la bontà che hai saputo donare. Vola in alto e proteggi da lassù la tua famiglia”.

Il momento più struggente è arrivato al termine della funzione, quando alcuni ragazzi hanno preso la parola per leggere messaggi e ricordi dedicati a Stefano. Testimonianze diverse, ma accomunate dalla stessa incredulità e dalla difficoltà di accettare che un amico, un fratello, una presenza così importante non possa più essere accanto a loro. Particolarmente toccanti le parole degli amici arrivati da Fontanelle di Teano, in provincia di Caserta, luogo legato alle origini della famiglia e ai ricordi condivisi con il giovane. “Chi lo avrebbe mai immaginato che l’ultima volta ad agosto sarebbe diventato un ricordo da custodire per tutta la vita? A Fontanelle avevi i tuoi amici pronti a ritrovarsi ogni volta, come se il tempo e la distanza non fossero mai passati”.

“Ci hai insegnato che le persone sono il bene più prezioso che abbiamo e che non dovremmo mai dare per scontato un abbraccio, un sorriso o un arrivederci. Grazie per essere stato uno di noi e per aver lasciato qualcosa di bello nelle nostre vite”.

“Ci sono ricordi che rimangono impressi senza fare rumore. Hai lasciato un vuoto enorme, ma con il tempo cercheremo di onorare tutto quello che ci hai lasciato. Ogni traguardo e ogni soddisfazione saranno un po’ anche per te”.

E poi quelle parole che, più di ogni altra, raccontano l’impossibilità di considerare concluso un legame così profondo: “Non vogliamo dirti addio perché non ci riusciamo: speriamo che tu possa sentire l’affetto e l’amore che lasci qui tra noi. Ciao fratello”.

Stefano Marrese

Stefano Marrese

All’uscita del feretro dalla chiesa il dolore si è trasformato in un gesto collettivo di saluto. Gli amici di Stefano hanno liberato in cielo palloncini bianchi e celesti, seguendoli con lo sguardo mentre salivano lentamente verso l’alto.

Un’immagine intensa che – fatta di lacrime, abbracci, silenzi e un commosso applauso – ha accompagnato l’ultimo viaggio del ventunenne. Per tanti dei ragazzi presenti, quel gesto ha rappresentato un modo per dirgli ciò che le parole non riuscivano più a esprimere: la mancanza, la gratitudine e la promessa di non dimenticarlo.

Ciao Stefano, San Severino Marche non ti dimenticherà.