Grande partecipazione di pubblico tra amici, colleghi, politici, ex studenti all’incontro culturale tenutosi nella biblioteca “Mario Ciocchetti” di Belforte del Chienti sabato 11 ottobre, per ricordare Rossano Cicconi, il professore di lettere, il paleografo, il diplomatista, ovvero lo storico locale di alto profilo, come lo ha definito il professore Giammario Borri nella sua prolusione sull’amico scomparso un anno fa.
Il docente ne ha tracciato la vita e le tappe del suo percorso scientifico e della ricerca archivistica, a cominciare dal 1982, quando scrisse il primo volume sulla storia di Belforte. In seguito ne ha scritti molti altri, ma l’iniziativa curata da Elio Carfagna, preside e suo grande amico, è nata anche per dedicargli la sala di studio all’interno della biblioteca con relativa dedica e targa.
Sono intervenuti anche il sindaco Vita, lo stesso Carfagna e il presidente del Centro di Studi storici maceratesi, prof. Meriggi, insieme a colleghi e amici che hanno portato le loro belle toccanti testimonianze.
La prolusione del prof. Borri, già docente di Paleografia, Diplomatica ed Esegesi delle fonti storiche medievali all’Università di Macerata, in quiescenza da due anni, ha ripercorso le tappe della sua vita sia a livello umano che professionale e lo ha fatto, come al solito, in modo simpatico e semiserio, seppure molto emozionante per il pubblico, che ha gradito molto.
Il prof. Borri vive a San Severino, dove lo conoscono tutti semplicemente come Giambo, persona sempre scherzosa e simpatica, che ama i fiori e il giardinaggio, ed è molto impegnato nel sociale con iniziative senza sosta di solidarietà e di amore per bambini e giovani (Lo Scrigno della gioia, Le camminate per la vita), promotore di valori in cui crede e per i quali vive: il sorriso, la gioia, la gratuità, la bontà, la fratellanza, la condivisione, la vita come dono. Da un punto di vista professionale è molto stimato a livello storico-scientifico nazionale come specialista della documentazione medievale, tanto che diverse Università gli hanno offerto un contratto di insegnamento e lui, che ama giocare in casa, non ha potuto dire “No” a Macerata dove, con il pensionamento, aveva lasciato un grande vuoto per la sua competenza, simpatia e il suo modo unico di essere e di porsi.
Il nostro concittadino, anche rettore dell’Uteam e direttore della rivista marchigiana STUDIA PICENA, che pubblica un volume all’anno di storia
marchigiana, ha edito numerosi grossi volumi sull’abbazia di Fiastra, Ascoli Piceno, Fermo e tanti saggi di Diplomatica e di studio delle fonti (come sul monastero di Valfucina), specie quelle false o falsificate: dai diplomi di Carlo Magno in Ascoli, a quelli di S. Croce al Chienti, oltre ai falsi della fondazione di Fiastra, il documento della fondazione delle clarisse a San Severino Marche del 1223, l’esatta data della pace di Polverigi, la fondazione reale dell’Università di Macerata fino a “la perla nella discarica”, il più importante documento di Cupra Marittima del 1254, ritrovato per puro caso in una discarica. Lo studioso sta anche portando a termine una ricerca che va avanti con continuità da 23 anni, di oltre 2.000 pagine in 4 volumi, relativa ai Giuramenti dei signori e dei comuni della Marca Anconitana al cardinale Albornoz (1354-57), uno dei quali riguarda proprio San Severino, con tutti i nominativi dei capifamiglia della città e della campagna in questo periodo: una fonte di storia e di conoscenze irripetibile per la nostra città.
Tornando alla cronaca dell’incontro, nella sua prolusione il nostro professore ha ricostruito la vita professionale e non di Rossano Cicconi, come persona disponibile, cordiale, generosa, altruista, marito e padre esemplare, ma soprattutto come storico, paleografo e diplomatista, autore di oltre 100 pubblicazioni; ha ricordato la sua “conversione” agli studi storici, avvenuta occasionalmente con il libro su Belforte, e da lì la sua vita cambiata tutta orientata a ricerche storico archivistiche. A conclusione dell’intervento il prof. Borri ha invitato una sua ex alunna, Alberta Ricottini, a leggere l’ “elogio” del libro, risalente a una miscellanea egiziana di 3.325 anni fa e Alberta, more solito, l’ha letto in modo brillante.
l. r.
Il Settempedano




