Un terremoto giudiziario scuote le Marche e il mondo della ricostruzione post-sisma. All’alba del 22 ottobre 2026 è scattata una vasta operazione condotta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha svelato un sistema illecito ramificato nel settore delle commesse pubbliche e private. L’inchiesta, denominata “Ricostruzione”, ha portato all’esecuzione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, all’interrogatorio preventivo per altre cinque persone e a un maxi sequestro preventivo di beni per oltre 57 milioni di euro.
Complessivamente, il registro degli indagati conta 51 nomi, mentre sono state oltre 50 le perquisizioni e le acquisizioni documentali eseguite da circa 230 militari delle Fiamme Gialle non solo nelle Marche, nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino e Fermo, ma anche in Lazio, Campania, Calabria, Abruzzo, Emilia-Romagna, Umbria, Veneto e Piemonte. Al centro degli accertamenti della magistratura e degli investigatori del Nucleo di Polizia economico-finanziaria vi sono molteplici aspetti critici della filiera edilizia post-sisma 2016. L’inchiesta si snoda principalmente su due binari: da un lato, le ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata; dall’altro, le condotte di corruzione legate a pubblici ufficiali e imprenditori, oltre agli appalti pubblici banditi da enti quali la Regione Marche, l’Erdis Marche e l’Università di Camerino.
Particolarmente allarmante per il tessuto socio-economico regionale è il capitolo relativo alle infiltrazioni della criminalità organizzata: secondo gli inquirenti, i lavori di ricostruzione privata nei crateri sismici sarebbero stati in parte subappaltati ad aziende collegate a sodalizi criminali di stampo mafioso operanti in Calabria e in Campania. La misura restrittiva e le indagini toccano esponenti di primissimo piano del mondo imprenditoriale e politico marchigiano. Tra le persone raggiunte dai provvedimenti cautelari figurano Enrico Crucianelli, noto costruttore e presidente di Ance Macerata, e l’avvocato Fabio Pistarelli, già consigliere regionale, esponente di Fratelli d’Italia ed ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli durante il suo primo mandato.
Le posizioni giudiziarie tracciate dalla DDA differiscono per i due indagati: a Crucianelli viene contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, in relazione al presunto coinvolgimento delle imprese nei subappalti con legami malavitosi. Pistarelli è invece indagato per corruzione; secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe ricevuto somme di denaro, quantificate in circa 100mila euro, per favorire l’assegnazione di appalti a un’azienda termoidraulica riconducibile ad Antonio Cervigni, anch’egli tra gli arrestati dell’operazione. Per l’entroterra maceratese e per le comunità ferite dal sisma del 2016, che da anni attendono la restituzione di case, edifici pubblici e centri storici, questa inchiesta rappresenta un duro colpo. La gestione dei fondi destinati alla rinascita delle zone terremotate costituisce un tema d’interesse primario che richiede trasparenza e rispetto della legalità. Gli inquirenti proseguono ora con l’analisi della documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni, mentre gli indagati avranno modo di chiarire la propria posizione nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il Settempedano

