Nella mattinata di domenica 4 ottobre, la Galleria d’Arte moderna “Filippo Bigioli” all’interno del Palazzo comunale ha ospitato la cerimonia del taglio del nastro di due grandi mostre: Jacopo e Lorenzo Salimbeni da San Severino. I capolavori ritrovati e San Francesco e San Severino Marche: arte, storia e memoria. Curate entrambe dal professor Stefano Papetti, le esposizioni restituiscono al pubblico opere di alto valore rimaste conservate nei depositi comunali a causa dell’inagibilità della Pinacoteca civica in seguito del sisma.
Ad aprire gli interventi è stata il sindaco Rosa Piermattei, che ha sottolineato il valore comunitario della riapertura al pubblico delle opere: «Oggi viviamo un momento che aspettavamo da tempo. Con l’inaugurazione di queste mostre restituiamo finalmente al pubblico alcuni dei capolavori più alti della pittura tardogotica e della nostra memoria spirituale. Per troppo tempo, a causa della chiusura della Pinacoteca Civica, le opere dei fratelli Salimbeni sono rimaste confinate nei depositi. Oggi, grazie all’impegno e all’iniziativa del Comitato Nazionale istituito dal Ministero della Cultura per le celebrazioni del sesto centenario della morte di Jacopo Salimbeni, possiamo nuovamente ammirare la genialità di questi maestri». Successivamente sono intervenuti la direttrice di Anci Marche, Francesca Bedeschi, e il consigliere regionale Renzo Marinelli, focalizzando l’attenzione sull’importanza dell’identità culturale e del patrimonio artistico come perno per la ricostruzione sociale e il rilancio dell’entroterra ferito dal terremoto.
L’inquadramento scientifico dei due percorsi espositivi è stato quindi affidato al curatore, Stefano Papetti, che nel suo intervento ha ripercorso innanzitutto la matrice francescana del territorio settempedano: «Le fonti ricordano le visite di San Francesco a San Severino nel 1212 e 1221, in particolare l’incontro a Colpersito con Guglielmo da Lisciano, il “rex versuum” diventato frate Pacifico e coautore del Cantico delle Creature. Della distrutta chiesa di San Francesco nella città alta siamo riusciti a recuperare preziosi affreschi staccati, come le Stimmate e l’Approvazione della Regola, di forte impronta espressionista della scuola bolognese trecentesca». Subito dopo, Papetti si è focalizzato sulla sezione dedicata ai fratelli Salimbeni e sul significato del progetto promosso dal Ministero della Cultura per il seicentenario: «San Severino ritrova questi capolavori in attesa che la Pinacoteca torni agibile. Abbiamo voluto fortemente questa mostra in vista del seicentenario della morte di Jacopo Salimbeni (2026-2027): riportare alla vista del pubblico queste opere, come ad esempio il Trittico di Lorenzo del ‘400 – opera fondamentale da cui parte l’avventura del Gotico Cortese sotto il mecenatismo degli Smeducci -, rappresenta un’anteprima straordinaria di tutte le iniziative in programma con il Comitato Nazionale».
Completano l’esposizione gli affreschi staccati da Santa Maria della Pieve e il monocromo del Prefetto Egeo da San Lorenzo in Doliolo, capolavori che confermano il ruolo di primo piano svolto dai Salimbeni nel Gotico Internazionale.
Le mostre, patrocinate dal Comune di San Severino, sono promosse in collaborazione con il Ministero della Cultura (Direzione Generale Biblioteche ed Istituti Culturali), la Soprintendenza ABAP per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, la Fondazione Salimbeni per le Arti Figurative e San Severino Musei, con il coordinamento organizzativo di ArtiFex International e l’allestimento curato da Mastro T di Emanuele Ticà. Le esposizioni rimarranno aperte al pubblico fino al 10 gennaio 2027. Per informazioni su orari di apertura e visite è possibile rivolgersi alla Pro loco di San Severino o all’Ufficio Cultura del Comune.
Silvio Gobbi
Il Settempedano




