“Un terremoto di magnitudo Mw 5.9 è avvenuto nella zona: 3 km S Visso (MC), il 26-10-2016 19:18:07 (UTC) ora italiana con coordinate geografiche (lat, lon) 42.9, 13.09 ad una profondità di 10 km.”
[Bollettino Sismico Italiano INGV]
L’arte sepolta e poi salvata. L’arte che ha rischiato di scomparire per sempre tra le macerie del terremoto. L’arte che non dobbiamo dimenticare e che torna nuovamente in mostra attraverso scatti fotografici che hanno immortalato il grande impatto emotivo del loro ritrovamento. Si chiama “Scherza coi fanti e lascia stare i santi” l’esposizione fotografica degli scatti di Luca Maria Cristini: già in passato si era proposta di dare un piccolo contributo a quella ricostruzione sociale necessaria quanto quella fisica ormai avviata, e che questa volta ha in più una finalità benefica. È stata riallestita proprio il 26 ottobre scorso all’interno dello “Scrigno della Gioia”, nella chiesa di San Giovanni a San Severino.
Cristini, architetto, nei giorni in cui la terra tremava, era responsabile dei beni culturali dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino. Ha lavorato a lungo, insieme ai Vigili del fuoco, ai volontari e ai “Monuments Men” dell’Arma, ovvero i Carabinieri TPC del colonnello Carmelo Grasso, per salvare più opere possibile dai luoghi di culto distrutti o a forte rischio di crollo. E in quelle situazioni, coglieva anche qualche istantanea di natura non tecnica, ma dal marcato accento emozionale. “Ho scattato queste foto, senza alcuna velleità artistica, con uno smartphone o, nel migliore dei casi, con una fotocamera amatoriale: quello che ho voluto fissare è il sentimento vivo che le statue sacre, anche ridotte in frammenti, mi trasmettevano in quei concitati momenti. Queste sculture, calate forzosamente dagli altari a cui erano consacrate, si animavano fino a trasmetterci sensazioni vive di paura, dolore, smarrimento, talvolta abbandono e rassegnazione.
La mostra – già allestita negli anni scorsi al Pino’s Bar, nella Pinacoteca comunale “Pietro Tacchi Venturi” a San Severino e sul bus Setra 1975 della Contram in versione itinerante tra Camerino e Visso – raccoglie immagini riprese tra settembre 2016 e marzo 2017, nelle decine di operazioni di recupero di opere nelle chiese e nei musei danneggiati dal terremoto. Tra le migliaia di foto scattate per documentare attività di messa in sicurezza, ne ha selezionate venti in questa mostra, per la quale ringrazia la fattiva collaborazione dello store Upim di San Severino e di Gammario Borri.
Il catalogo, edito dalla settempedana Hexagon di Pamela Natalini, contiene contributi della giornalista Maria Francesca Alfonsi e del critico fotografico Alberto Pellegrino, che vi scrive: ”Le fotografie raccolte in questo piccolo ma intenso volume sono la prova di come possa cambiare la vita e l’ambiente di una comunità a causa di un inaspettato e imprevedibile appuntamento con la Storia, quando un tragico evento naturale riesce a frantumare o addirittura a cancellare una memoria stratificatasi nei secoli e profondamente radicata nelle popolazioni.” Pellegrino impreziosisce piccolo volume con un profondo saggio sulla devozione popolare tracciandone gli aspetti sociologici e umani. “Le immagini Cristini – come ha sottolineato la giornalista Rai Maria Francesca Alfonsi nella presentazione – sono lì a ricordarci che abbiamo poco tempo ancora per non disperdere definitivamente la superba memoria: non solo la grande arte, ma anche la lunghissima pratica democratica, che su questi monti nacque anzitempo l’idea d’Europa. Poco tempo, contro l’umana indifferenza. E si sa, senza la memoria non si costruisce il futuro”.
Oggi, a dieci anni di distanza dai disastrosi fatti abbiamo segni di speranza: alcune delle opere che sono riprodotte sono oggi restaurate e sono tornate a disposizione dei fedeli e degli appassionati d’arte. Alcune di esse, come l’ormai celebre “Madonna delle Rose” di San Placido di Ussita sono nel museo MARec, allestito dalla diocesi camerte nell’ex palazzo vescovile settempedano, dove proprio l’architetto suggerì e ottenne – vinte alcune prime perplessità dimostrate dalle autorità di tutela – di far depositare gran parte delle opere provenienti dalla zona epicentrale del Cratere.
La mostra ha una dedica: “Alle tante donne e uomini – nei rispettivi ruoli della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’ordine, del volontariato, degli enti di tutela, degli operatori della comunicazione – che con sacrificio, fatica e dolore – animati da quella sorta di inspiegabile ‘sacro furore’ che ci pervade nei momenti d’emergenza – hanno lavorato al recupero delle numerosissime testimonianze di devozione e d’arte nel territorio ferito dal Sisma Centro Italia 2106”.
Il ricavato della vendita dei cataloghi di questa mostra, infine, sarà interamente devoluto alle missioni settempedane nel Corno d’Africa dei padri Cappuccini, attive principalmente nella regione del regione del Wolayta, attraverso l’Associazione “Sorrisi per l’Etiopia”, a cui si può far pervenire contributi mediante donazioni dirette a: Sorrisi per l’Etiopia ETS – IBAN IT93C0306909606100000070882.





