Domenica 25 ottobre nella Sala Italia è stato inaugurato l’anno accademico dell’Uteam 2026-2027 alla presenza del sindaco Rosa Piermattei, dell’assessore alla Cultura, Vanna Bianconi, del presidente del Consiglio comunale Sandro Granata e di un pubblico piuttosto nutrito.
Presente anche il Consiglio direttivo al completo, i responsabili delle singole sedi dei 14 Comuni aderenti, molti dei docenti, specie i giovani, e c’è stata la partecipazione straordinaria del maestro Federico Scipioni, già musicista del Papa, collaboratore di Bocelli e di altri artisti, il quale si è esibito nel repertorio studiato ad hoc, soprattutto per le canzoni degli anni ’80 magistralmente interpretate dall’artista Alessandra Torregiani (“C’era un ragazzo”, “Acquarello”, “Una lunga storia d’amore”, “Quello che le donne non dicono”…) con squisito gradimento del pubblico.
L’intervento di maggior rilievo è stato quello di Francesco Rapaccioni, direttore artistico del teatro Feronia, che ha trattato de “I teatri condominiali patrimonio dell’umanità” con riferimento al Feronia, di cui ha ricostruito le singole tappe, a partire dal 1493, quando il Consiglio comunale settempedano – su suggerimento dell’Indivini e di Lorenzo D’Alessandro – delibera uno spettacolo quale rappresentazione sacra, per poi continuare con la storia della delegazione pontificia delle Marche e della costruzione graduale della struttura (il cui primo regolamento risale al 1699), grazie all’impegno dei nobili, dei nobili borghesi poi, dei borghesi e infine di tutto il popolo di modo che nel 1823 il lavoro dell’Aleandri è il risultato della partecipazione di tutta la città.
Un teatro simile ai 62 delle attuali Marche, e oggi una destinazione rara per la programmazione culturale e per chi
cerca teatro in città fino al punto tale che è stato di recente inserito nel sistema dei teatri condominiali all’italiana e riconosciuto come patrimonio mondiale dell’Unesco.

La presidente dell’Uteam, professoressa Anna Vissani, ha presentato gli oltre 50 corsi programmati, oltre ai nuovi docenti, alcuni dei quali hanno preso la parola per rapide delucidazioni. La direttrice dei corsi, professoressa Mariella Pierandrei, ha illustrato le conferenze previste nella giornata settimanale a ciò dedicata, ovvero il venerdì pomeriggio. Infine, ma in realtà il primo a parlare, è stato il rettore Giammario Borri, il quale ha rivolto un saluto augurale a tutta la comunità, soffermandosi su riflessioni riguardanti la senilità, la sensibilità, la gentilezza. Riflessioni in calce pubblicate integralmente per chi vorrà beneficiarne.

La cerimonia si è conclusa con un gradito spuntino e tanti applausi per le forti emozioni che il pomeriggio ha suscitato.
Il saluto del rettore prof. Giammario Borri
“La senilità non è il tramonto della vita. E’ il sole che porta con sé la luce di ogni alba vissuta. Siamo passi che abbiamo aperto strade. Mani che hanno costruito futuro. Cuori che hanno imparato a cadere e a rialzarsi. Dietro ogni ruga non vive il tempo vissuto ma il coraggio di aver vissuto. Ascoltare un anziano vuol dire ascoltare il tempo stesso che racconta la vita. La vita. Che cosa è la vita? La vita è un viaggio, può essere breve o lungo, ma è un viaggio. E noi non viviamo nei giorni che passano, ma viviamo in ciò che lasciamo agli altri e la nostra vita ha valore se lasciamo a chi resta il meglio di noi. La vita come un viaggio, un viaggio in cui tu porti con te solo le tue buone azioni.
Ciò che rimane di te non è quanto possiedi ma quanto hai amato, insegnato, donato e ciò che sei diventato lungo il viaggio perché la vita la puoi rendere più bella oppure no. Ogni momento, ogni istante è prezioso. Dall’inizio alla fine, ogni lezione, ogni consiglio, ogni sorriso, ogni persona che incontri è importante.

Siamo solo viaggiatori. Veniamo al mondo a mani nude e ce ne andremo a mani nude; con noi, di là, non portiamo niente, non possiamo; né casa, né auto, né denaro, ma portiamo tutto l’amore che abbiamo donato. Abbiamo un tempo stabilito per vivere, per apprezzare, per cogliere l’attimo. “E la vita ci insegna che bisogna sempre volare in alto, più in alto dell’invidia, del dolore, della cattiveria. Più in alto delle lacrime, dei giudizi. Bisogna volare alto, dove le parole non possono offendere, i gesti non feriscono, dove certe persone non potranno arrivare” (A. Merini). Volare alto è tipico delle persone sensibili le quali sono sensibili perché fanno tutto con il cuore. E anche se ce l’hanno pieno di cicatrici, non lo cambieranno mai; continueranno a fare tutto con il cuore, perché la sensibilità non è un difetto ma una scelta, è un modo di essere, un modo di vivere, come la gentilezza, l’attenzione e l’accettazione degli altri, il rispetto. La gentilezza come l’utilizzo di piccoli gesti e modi delicati che fanno ogni giorno la differenza, sono il risultato della serenità e della gioia con cui ogni persona vive.
Una forza interiore che disarma la violenza e richiede coraggio, a volte non poco. Gentilezza come sentimento di gratitudine e di ascolto, specie verso i più deboli: la gentilezza è la lingua che il sordo ascolta e il cieco vede. La gentilezza come modo di vivere, modo di essere, il nostro stile, in quanto quando tu sei scortese con qualcuno, non ti rendi neanche conto quanto possa essere dura la battaglia che sta vivendo in quel momento. Rifletti bene prima di essere scortese o di offendere. Vi auguro dunque di essere persone sensibili e gentili e, se lo sarete, sarete felici voi e renderete felici gli altri. Tutto qui”.

