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Commemorazione degli eccidi
82 anni fa la battaglia di Valdiola e gli eccidi di Braccano e Chigiano

Domenica 29 marzo al ponte di Chigiano la commemorazione degli eccidi

La sezione Anpi “Cap. Salvatore Valerio”, a partire da quest’anno, commemorerà gli eccidi di Chigiano e Valdiola in corrispondenza degli eventi storici e in concomitanza con la commemorazione degli eccidi di Braccano e della battaglia di Valdiola, così come da alcuni anni celebra la Liberazione di San Severino, avvenuta il 1° luglio 1944 grazie al Battaglione Mario.

La cerimonia, organizzata d’intesa con il Comune, si terrà domenica 29 marzo al ponte di Chigiano (ore 15.30).

“Il nostro territorio – scrive la professoressa Donella Bellabarba, presidente dell’Anpi di San Severino – ha conosciuto nel 1944 ben due eccidi: uno a Chigiano e l’altro a Valdiola.

24 marzo 1944, neve, gelo, freddo intenso.

Lelio Castellani, Umberto Lavagnoli, Piero Graciotti, Francesco Stacchiotti, partigiani di Osimo assegnati al distaccamento “Elcito” del 1° Battaglione Mario e Giuseppe Paci ex carabiniere di Petilia Policastro, tutti al comando dell’ufficiale sovietico Jossin Dimitroff, vennero catturati, picchiati, evirati, soffocati con la farina, poi colpiti con una scarica alle gambe e gettati giù dal ponte, mentre Jossin Dimitroff, costretto ad assistere alla scena, venne poi fucilato in contrada “La Sbocca” nei pressi di Corsciano.
Erano accorsi, insieme ad altri gruppi partigiani, in aiuto al Battaglione Mario, per respingere l’attacco nazifascista; furono tra i caduti del rastrellamento messo in atto il 24 marzo dalle SS della Brandeburgo e dai militi fascisti del battaglione M “IX Settembre”. Un rastrellamento che si sviluppò su tre direzioni: da San Severino verso Sant’Elena, Elcito, Chigiano; da Castelraimondo verso Gagliole, Roti, Valdiola; da Matelica verso Braccano. Un rastrellamento che culminò poi con la battaglia di Valdiola in cui cadddero il capitano Salvatore Valerio, Rolando Pesaresi della banda “Lupi di Serra”, Amedeo Giulietti, Augusto Filippo di Serra San Quirico ed Emilio Balduini del gruppo “Porcarella”, mentre a Braccano vennero catturati e fucilati il somalo Mohamed Raghé, Temistocle Sabbatini, Ivano Marinucci, Demade Lucernoni, l’etiope Thur Nur e don Enrico Pocognoni.

26 aprile 1944, Valdiola, nebbia gelida, pioggia fitta.

Nell’unica casa rimasta dopo la distruzione del 24 marzo, nella grande cucina del colono Venturino Falistocco c’erano: lui, sua moglie Ottilia, le figlie Ines e Albina, il figlio Armando con la moglie Antonia e i figli Gina, Bruno e Savino, il nipote Franco Aringolo, il garzone Giuseppe Poeta e il carbonaio Marino Costantini, che aveva chiesto rifugio per la pioggia.
All’improvviso una decina di SS e alcuni militi fascisti della Guardia nazionale repubblicana, a mitra spianati, entrarono, li accusarono di ospitare dei partigiani. Ordinarono ad Armando di tirar fuori un paio di buoi, di uccidere una scrofa e caricarla sul carretto trainato da una cavalla, poi tutti gli uomini, tranne il giovane Aringolo, vennero – uno ad uno – fucilati vicino a un pagliaio e i loro corpi dati alle fiamme.