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Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza
Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza

Inchiesta post sisma, Acquaroli: “Chiesi io le dimissioni di Pistarelli”. Timori per i tanti cantieri di Crucianelli

La maxi inchiesta sulla ricostruzione post terremoto nelle Marche, che ha portato all’arresto di otto persone, tra cui Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del governatore Francesco Acquaroli, apre un fronte politico e amministrativo sulla gestione dei controlli e sulla presenza di imprese sospettate di aver operato attraverso false dichiarazioni societarie.

Il presidente della Regione ha rivelato di aver ricevuto, alla fine del 2025, alcune segnalazioni su Pistarelli, suo storico collaboratore, e di averne disposto verifiche attraverso gli uffici ispettivi regionali e il segretario generale. Nonostante l’assenza di riscontri, Acquaroli gli avrebbe chiesto di fare un passo indietro, portandolo alle dimissioni del 12 dicembre. Il governatore non ha specificato la natura delle segnalazioni, limitandosi a riferire che riguardavano questioni amministrative regionali, e ha rimesso ogni ulteriore accertamento agli organi competenti. Esclude invece l’ipotesi di dimissioni, considerate un’ingiustizia nei confronti suoi, della squadra e della comunità marchigiana.

Le dichiarazioni hanno provocato la dura reazione delle opposizioni, che contestano ad Acquaroli di non aver segnalato direttamente i sospetti alla magistratura e chiedono che si assuma le proprie responsabilità, fino alle dimissioni. Pd, M5S, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche e Lista Ricci sollecitano il governatore a riferire in Procura insieme al segretario generale e al commissario alla ricostruzione Guido Castelli.

Sul versante operativo, Castelli ha ammesso che negli ultimi mesi erano emersi segnali di criticità: cantieri avviati e mai conclusi, ritardi nei lavori, stipendi non pagati e proteste dei lavoratori, nonostante le imprese risultassero in regola con la documentazione contributiva. Il commissario ha spiegato che alcune ditte potrebbero essersi inserite nell’Anagrafe antimafia attraverso artifici e raggiri, presentando condizioni societarie diverse da quelle reali. Tra i casi citati figura quello di un imprenditore edile con circa 400 cantieri legati al sisma, per i quali occorrerà ora valutare come garantire la continuità dei lavori ed evitare ulteriori disagi ai terremotati. Il riferimento è alla ditta di Enrico Crucianelli (pure lui fra gli arrestati), che pure a San Severino ha attivi parecchi cantieri. L’imprenditore, intanto, ha deciso di autosospendersi dalla carica di presidente di Ance Macerata

In ogni caso il commissario Castelli ha rivendicato il sistema di prevenzione adottato dalla Struttura commissariale, basato sull’Anagrafe antimafia, sulle verifiche prefettizie, sui controlli dell’Anac e della Corte dei conti, sul Durc di congruità e sul badge di cantiere. Ha ricordato inoltre che nel corso degli anni sono state emesse 102 interdittive antimafia e che dal 2024 è stato vietato il subappalto a cascata nella ricostruzione. Nonostante queste misure, ha riconosciuto che il sistema non è riuscito a impedire ogni infiltrazione, esprimendo gratitudine alla magistratura e alla Guardia di Finanza e assicurando la collaborazione della Struttura commissariale negli eventuali procedimenti giudiziari.

Nel frattempo Fabio Pistarelli respinge ogni accusa e prepara la propria difesa in vista dell’interrogatorio fissato per lunedì 26 ottobre alle 10 nel carcere di Montacuto, ad Ancona. Il suo legale è l’avvocato Gabriele Cofanelli. Insieme stanno esaminando l’ordinanza di custodia cautelare, composta da oltre 800 pagine, e valutano un ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca della misura della custodia cautelare in carcere. Tra gli argomenti che potrebbero essere sottoposti ai giudici figura il fatto che Pistarelli abbia lasciato l’incarico di capo di gabinetto circa un anno fa: circostanza questa che, secondo il difensore, merita un approfondimento rispetto alla valutazione del rischio di inquinamento delle prove.