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La sede dell'Istituto, a Berta, e a lato don Donato e padre Igino
La sede dell'Istituto, a Berta, e a lato don Donato e padre Igino

Don Donato De Blasi: “Croce Bianca in cammino sulle orme di padre Igino”

Il 2020 si è aperto con la scomparsa di padre Igino Ciabattoni. Ecco, a distanza di due mesi, come lo ricorda don Donato De Blasi.

“Con la morte di Padre Gino Giustino Ciabattoni, avvenuta il 18 gennaio 2020, viene meno un protagonista della storia settempedana nel campo ecclesiale e sociale. Erano negli anni Sessanta quando, grazie a un lascito della signora Eloisa Paparelli, lui – un cappuccino fedele interprete del Vangelo e di San Francesco – aprì la casa della signora Paparelli, vedova Miliani, per ospitare gli ex detenuti e in seguito giovani affetti da tossicodipendenza, alcol-dipendenza e patologie psichiatriche. Nessuno avrebbe immaginato lo sviluppo di questa Opera sociale nata come esperienza pionieristica nel campo della cura della tossicodipendenza, che avrebbe portato sul territorio Ministri della Repubblica italiana, giuristi e studiosi a livello internazionale e tanti giovani con le loro famiglie che affrontavano lunghi viaggi di speranza per trovare una soluzione ai loro problemi”.

Oggi, senza padre Igino, cosa cambia nell’organizzazione?

“Padre Igino era una persona speciale, dal carattere volitivo e generoso, che sapeva cogliere i segni dei tempi e cercare delle possibili soluzioni. Aveva capito che non bastava ospitare persone bisognose di cure in una struttura senza un personale preparato. Iniziò così la preparazione di un volontariato chiamato “Croce Bianca” per il quale aveva preparato un “Centro studi”, non solo per la formazione del personale, ma anche per lo studio dei fenomeni sociali che aveva affrontato nei passati convegni di carattere religioso-sociale. Sono quei volontari che oggi continuano a portare avanti le opere di Berta. Alcuni come Antonia Monaco sono i volontari della prima ora, affiancati da Valenti e da preparate persone come il ragionier Narciso Lauro Eusebi, il dottor Massimo Mobili, il professor Alberto Pellegrino e altri ancora, cui va il nostro sincero ringraziamento”.

Quanti ragazzi avete in Comunità?

“Quando padre Igino iniziò la sua opera a favore degli ex detenuti, la società non aveva ancora il problema della droga, che esplose negli anni ’70-’80. Padre Igino e i suoi collaboratori studiarono il problema e avviarono un progetto di cura e riabilitazione senza abbandonare il problema delle carceri. Era un progetto, quello della Comunità terapeutica, coraggioso e concreto, che lo Stato favorì con l’apertura di altre Comunità su tutto il territorio nazionale e regionale. Oggi la presenza di 25 ospiti in terapia sono la punta di un iceberg di un lavoro nascosto che va dalla prevenzione, con l’incontro di giovani e ragazzi nelle scuole, al supporto per le famiglie desiderose di consigli e sostegno psicologico quando sono alle prese con le devianze dei loro figli”.

Come state affrontando le attività dell’Istituto Croce Bianca?

“Lo spirito che ci ha inculcato padre Igino è quello del servizio ai poveri, di attenzione ai bisogni di chi è marginato. È chiaro che tutto questo viene fatto in spirito di collaborazione con le autorità sanitarie preposte, le quali hanno visto in padre Igino una fonte d’ispirazione e un modello di coerenza di vita di cui si sente estremo bisogno”.

Fiorino Luciani

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