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Duemila km nell’inferno verde del Borneo indonesiano

La sezione di San Severino del Club alpino italiano ha proposto anche quest’anno la “Settimana della montagna” con delle interessantissime serate nella Sala Aleandri del Feronia, presentate dal presidente Marino Scattolini. Uno di quegli appuntamenti ha visto il settempedano Roberto Cellocco, conoscitore di vari Paesi dell’Asia, raccontare il suo avventuroso viaggio nel Borneo “2000 km nell’inferno verde”, effettuato nel mese di ottobre del 2016, assieme ai suoi compagni di spedizione Ettore Zago (antropologo), Stefano Severi (guida naturalistica), Michele Lupoli (istruttore outdoor) e Riccardo Gallino (organizzatore della spedizione).

Roberto Cellocco ha raccontato, in particolare, di essere rientrato dal viaggio la sera del 30 ottobre 2016, proprio nel giorno in cui è avvenuto il grande sisma che ha devastato il centro Italia. Ecco perché, di fronte ai tanti problemi che ci sono stati, non aveva parlato in giro della sua avventura. Sollecitato poi anche dal locale Cai (di cui è anche socio), in una sala gremitissima di pubblico, ha proiettato video e foto relative al Kalimantan (Borneo indonesiano) definito anche “paradiso di natura, inferno di giungla”, dove il gruppo che ha effettuato la spedizione 2016 ha percorso circa 2.000 km in navigazione fluviale, su barconi adibiti al trasporto di merci e persone, e circa 100 km di cammino in foresta per superare una zona montuosa, ripercorrendo il tragitto compiuto da Alfonso Vinci nel 1978 e dal polacco J. Palkiewicz nel 1986.

Oltre a documentare i cambiamenti avvenuti nella regione dopo le precedenti spedizioni, il gruppo ha effettuato la mappatura con Gps del percorso e ha sottoposto l’equipaggiamento – messo a disposizione da alcune ditte – a un forte stress di utilizzo per essere testato. Durante il viaggio il gruppo di Cellocco ha avuto il supporto delle guide di etnia Dayak che provvedevano, a colpi di machete, sia a tracciare il sentiero nella giungla sia a ricavare uno spiazzo per l’accampamento notturno, dove venivano stesi i teloni, di plastica spessa, per il pavimento e per la copertura. Per risalire il fiume sono stati percorsi lunghi tratti con acqua fino al petto: questa situazione e il tasso di umidità altissimo nella giungla fanno dimenticare il concetto di “asciutto”.

Per superare le montagne, che raggiungono anche i 2.000 metri di altitudine, è stato attraversato il “Muller pass”, ribattezzato dal gruppo come “Passaggio Papa Francesco”, apponendo sul posto una targa commemorativa, copia della quale è stata consegnata successivamente al Santo Padre.

Nella giungla il gruppo ha potuto ammirare esemplari di piante secolari alte anche più di 70 metri, ma ha anche potuto constatare l’attività di deforestazione che viene fatta per l’uso indiscriminato del legno e del territorio.

Al termine del viaggio il gruppo è stato ricevuto, a Giacarta, dall’Ambasciatore italiano Sandalli che si è complimentato per l’impresa e ha detto loro di aver tirato un sospiro di sollievo perché tutto era andato bene, altrimenti in caso di difficoltà lungo il tragitto non ci sarebbe stata la possibilità di far arrivare mezzi di soccorso, data l’impenetrabilità della giungla del Borneo.

Fiorino Luciani

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