Home | L'intervista | Federica Tourn racconta la devastazione del terremoto
Euro Net San Severino Marche
La giornalista Federica Tourn
La giornalista Federica Tourn

Federica Tourn racconta la devastazione del terremoto

Federica Tourn, giornalista, negli anni si è occupata di migranti, religioni, diritti umani, mafie e femminismo. Ha scritto reportage da diversi Paesi del mondo, ha collaborato fra gli altri con D Repubblica, Il Manifesto, Left, Rolling Stone, Vanity Fair, Eastwest e Jesus. Insieme ad altre donne ha pubblicato per l’editrice Claudiana “La Parola e le pratiche. Donne protestanti e femminismi”. È lei l’autrice dei testi del lavoro “Anime terremotate”, una mostra fotografica realizzata da Stefano Stranges e dedicata ai luoghi colpiti nel terremoto del centro Italia, in programma fino a domenica 6 ottobre dalle 16 alle 20 nel chiostro San Domenico.

Federica, quando ha cominciato e come a capire che scrivere e raccontare era quello che faceva per lei?

“Ho sempre saputo che mi sarebbe piaciuto scrivere. Raccontare storie in particolare è sempre stata la mia passione, fin da quando ero piccola. Poi a 19 anni mi sono rivolta a una redazione di un giornale perché volevo imparare il mestiere. Ho cominciato così nel modo più semplice. Ormai sono molti anni, circa 25 anni, che cerco di fare questo lavoro che amo”.

Una vita piena, interessante. Come sono le sue giornate?

“Non è sempre facile conciliare il lavoro di giornalista e quello della vita di tutti i giorni, soprattutto quando hai famiglia e figli. Ho deciso di fare la freelance dopo essere stata in redazione per molti anni. Ho scelto di fare quello che amo: realizzare reportage in giro per il mondo, quando è possibile. Non è facile soprattutto perché il mercato editoriale è molto limitato, soprattutto quando si parla del sociale. Le mie giornate scorrono in modo semplice, quando posso cerco di dedicare tutto il tempo che ho ai miei figli, nel frattempo scrivo e quando serve viaggio cercando di stare fuori solo qualche giorno. Non è facile fare questo lavoro se hai famiglia, ma se lo vuoi lo puoi fare. E’ un mestiere in cui servono dedizione, studio e preparazione”.

Anime terremotate racconta la storia di chi dopo il dopo il terremoto vive in un territorio distrutto con molte problematiche da risolvere . Cosa ha provato vedendo tutta quella distruzione?

“Anime terremotate nasce, come capita spesso, da un innamoramento. Dopo aver visto tutta quella distruzione nelle zone colpite dal terremoto, ho deciso, insieme a Stefano Stranges, di fare un lavoro più ampio, andando nel centro Italia, cercando di raccontare quello che era successo durante il terremoto del 2016 e quello che era rimasto invariato dopo tanto tempo. Siamo stati anche all’Aquila per vedere che cosa era cambiato dopo 10 anni. Quello che mi è piaciuto è parlare a lungo con le persone. È questo che cerco sempre, è questo che mi colpisce, perché a me piace raccontare e non far dimenticare le storie delle persone comuni, le loro emergenze e i loro pensieri”.

Ha realizzato reportage in giro per il mondo, qual è il lavoro in cui si rivede di più?

“Non c’è un lavoro in cui mi rivedo. Sono tante le esperienze che mi sono rimaste dentro. Ringrazio le persone che ho incontrato e se devo citare un’esperienza particolare mi viene in mente Lesbo nel 2016 quando molte persone, come accade anche ora, arrivavano dalla Turchia. Persone che scappavano dalla guerra facendo un viaggio di fortuna, senza niente, molto spaventati. Vedere quel gommone arrivare la mattina presto non è stato facile, è difficile guardare tutte quelle persone in difficoltà perché sai che per loro sarà un percorso lungo e pieno di ostacoli”.

Anime terremotate l’ha portata a conoscere piccoli borghi, realtà di provincia dove il terremoto ha cambiato molte cose. Cosa le rimane dentro dei luoghi che ha visto e delle persone che ha incontrato?

“Di questo lavoro mi porto dietro una grandissima sensazione di riconoscenza verso le persone che, anche se in difficoltà, non hanno lesinato la loro disponibilità anzi ci hanno accolti in casa e sono stati molto disponibili, pieni di calore e affetto. Tutto questo sarà nei miei ricordi insieme alla distruzione, alle immagini dolorose di luoghi danneggiati e che forse non verranno mai più ricostruiti”.

Ha lavorato con Stefano Stranges, quanto è importante per la buona riuscita di un pezzo avere accanto un fotografo professionista?

“Una grande parte della bellezza di questo lavoro e poterlo condividere con un altro professionista. Il legame con un fotografo, amicale, professionale, è molto importante. Uno vede e l’altro ascolta, se possiamo dire così. È molto bello fare un lavoro insieme, si vedono aspetti che magari da soli non si riuscirebbe a cogliere”.

Centro Medico Blu Gallery