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Nando Ciavaroli mostra il diploma di merito ricevuto a Roma
Nando Ciavaroli mostra il diploma di merito ricevuto a Roma

Premiato a Roma Nando Ciavaroli, una vita da dirigente…

Una vita nel club. Il bianco e il rosso addosso. La passione per la squadra della sua città. Nando Ciavaroli e la Settempeda un connubio iniziato nell’ormai lontano 1968 e che dura tuttora. Ciavaroli è ancora oggi dirigente e la sua “appartenenza” è stata di recente premiata. A giugno, infatti, si è recato a Roma per ritirare, insieme ad altri 600 dirigenti provenienti da ogni parte d’Italia, il diploma di benemerenza per i 40 anni di attività che gli è stato consegnato dalla LND e dalla FIGC. Meritato riconoscimento per una sorta di istituzione per il calcio di San Severino. Nando è ed è stato testimone di tantissime stagioni calcistiche durante le quali ha avuto modo di incontrare, conoscere e apprezzare moltissime persone.

Il suo primo pensiero è però per il premio ricevuto…

“Sono contento. La soddisfazione è tanta, perché vuol dire che ho fatto qualcosa di buono in questi tanti anni e qualcuno l’ha apprezzato. Ringrazio coloro che hanno voluto darmi questo riconoscimento e in particolare voglio ringraziare la Settempeda che mi ha permesso di coltivare una grande passione dandomi la possibilità di arrivare a questo traguardo”.

Nando, quale stagione ricordi con più piacere?

“Devo ammettere che non è semplice ricordare tutto, figuriamoci aneddoti, curiosità o episodi particolari. Di tempo ne è passato… Di primo acchito comunque mi tornano in mente soprattutto le emozioni provate. Sono arrivate dalle tante vittorie conquistate dalla Settempeda, belle e indelebili. Ci sono state anche sconfitte dolorose che restano lo stesso nella memoria e dalle quali si può prendere non solo cose negative”.

I successi più significativi?

“Direi gli spareggi che sono stati vinti e che ci hanno permesso di salire di categoria. Che emozioni, che tensione. Alla fine però tanta gioia per delle vittorie entusiasmanti. Non dimentico neppure l’ultima, cioè quella di quest’anno che mi ha reso particolarmente felice”. Il torneo più bello? “Mamma mia quanti ne ho visti. Credo, però, non ci siano dubbi nel dire l’Eccellenza. Questo campionato mi riporta alla mente un episodio particolare. In una trasferta andammo vestiti con la divisa ufficiale (giacca e cravatta) e all’arrivo allo stadio i tifosi del posto ci accolsero non proprio con baci e abbracci. Evidentemente non se lo aspettavano e magari non erano abituati a vedere tanta eleganza…”.

Nando, sei testimone del passaggio di tanti allenatori…

“Fra questi, senza togliere nulla agli altri, dico Giovanni Foresi, un esempio di professionalità e competenza. Però vorrei restare al presente e mi sento di fare il nome di Lele Ruggeri, il nostro attuale mister. Secondo me ha fatto molto bene e ha dimostrato di poter fare strada. Sta facendo esperienza, ma ha già dimostrato di essere bravo ottenendo risultati importanti come la vittoria di qualche mese fa”.

Poi i presidenti…

“Quanti ne ho conosciuti! Se devo fare un nome allora dico Romualdo Panichelli, un personaggio unico, particolare, capace di fare il jolly. Gli ho visto fare davvero tutti i ruoli”.

Avrai visto passare anche centinaia di giocatori, giusto?

“Lo puoi ben dire. Quanti ragazzi ho conosciuto e apprezzato. Il migliore, il più bravo, è stato Cristian Bucchi e il tempo poi l’ha confermato vista la carriera che ha fatto. Comunque al primo posto metto tutti i ragazzi di San Severino che hanno vestito questa maglia e a cui sono particolarmente legato. Li ho visti arrivare bambini, li ho visti crescere, li ho visti migliorare come giocatori e li ho visti diventare uomini”.

Nando, so di una tua abitudine che segui da sempre…

“Ho capito a cosa ti riferisci. In effetti ho l’abitudine dopo ogni partita di raccogliere le formazioni della Settempeda e gli articoli che raccontano le gare. In pratica ho una bella e ricca collezione di tutto, per ogni stagione e state certi che continuerò a farlo”.

Roberto Pellegrino

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