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Francesco Borioni
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Mattarella cancella ordinanza anti elemosina. Borioni: “La Giunta ne prenda nota…”

In un post su Facebook il consigliere comunale del “Centro Sinistra per San Severino”, Francesco Borioni, ha pubblicato il link di una notizia che il quotidiano “La Stampa” di Torino ha divulgato sulla questione dell’accattonaggio. Come riportiamo sotto, l’articolo riguarda la decisione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di cancellare l’ordinanza anti-elemosina che il Comune di Carmagnola aveva emesso due anni fa dopo polemiche e lamentele. Borioni nel suo post scrive: “Si prega la Giunta Piermattei di prenderne nota e annullare la delibera-mozione presentata dal Centrodestra e votata da tutta la maggioranza. Non è punibile chi chiede l’elemosina. In merito all’accattonaggio molesto già esistono norme di legge, che si applicano sia agli italiani che agli stranieri, per perseguire questo reato”.

Il suo riferimento è alla delibera del Consiglio comunale con cui l’attuale Amministrazione ha accolto una proposta avanzata dai consiglieri di opposizione del centrodestra Massimo Panicari e Gabriela Lampa per valutare l’inserimento nel Regolamento di Polizia municipale di sanzioni contro l’esercizio dell’accattonaggio molesto.

“Il principio secondo il quale debba essere rivisto e aggiornato il regolamento della polizia municipale è del tutto condivisibile, se non altro perché quest’ultimo è di vecchia data e la città è molto cambiata dal momento in cui è stato redatto – sottolinea Francesco Borioni – ed è altrettanto condivisibile e giusto che l’Amministrazione e le Forze dell’ordine presenti sul territorio attivino tutte le misure necessarie per garantire il decoro urbano e una civile convivenza di tutti i cittadini. Detto questo resta da capire quando e quanto questo fenomeno dell’accattonaggio in città sia realmente molesto, e non sia invece questa operazione un pretesto per cavalcare l’onda di diffidenza verso l’altro, soprattutto se d’altro colore di pelle rispetto a noi. Come ribadisce ora lo stesso Presidente Mattarella, per le condotte realmente moleste ci sono già disposizioni di legge che permettono l’intervento delle forze dell’ordine a tutela dei cittadini. In Italia, fino a prova contraria, chiedere l’elemosina non è reato”.

Ecco, di seguito, uno stralcio dell’articolo pubblicato dal quotidiano “La Stampa”.

“La questione può dirsi definitivamente chiusa: l’ordinanza sul divieto di accattonaggio generico non si può fare. E i sindaci che la propongono devono fare marcia indietro. Com’è successo a Carmagnola. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha infatti accolto il ricorso straordinario proposto dalle associazioni «Avvocato di strada» e «Karmadonne», contro il documento firmato dal primo cittadino Ivana Gaveglio, nel novembre 2016. Oltre ai divieti che venivano elencati, era prevista anche una multa verso chi, in silenzio e senza disturbare nessuno, chiedeva aiuto solo per alleviare la propria condizione di povertà. L’ordinanza infatti non era contro l’accattonaggio molesto, già oggi perseguibile, ma contro chiunque chiedesse la carità. Si tratta del passo conclusivo di una vicenda che già nel mese di maggio aveva visto un passaggio fondamentale: il parere contrario del Consiglio di Stato. L’ultima parola spettava al Capo dello Stato, che ha voluto recepire le stesse indicazioni. Nella decisione notificata mercoledì, Mattarella ha ritenuto che il sindaco non può in nessun caso colpire con provvedimenti punitivi chi si limita a chiedere l’elemosina, senza molestare o infastidire nessuno. Inoltre, il primo cittadino non può utilizzare per altri scopi lo strumento dell’ordinanza contingibile e urgente, usato solitamente per situazioni di emergenza. Chi chiede la semplice carità, non provoca alcun pericolo.
L’avvocato Alessandra Ballerini, legale dei ricorrenti, spiega: «Va ricordato che la solidarietà è uno dei principi fondamentali della nostra democrazia, sancito anche dalla Costituzione. Come associazioni nate per difendere gli ultimi era nostro dovere proporre il ricorso straordinario al Capo dello Stato, perché venisse dichiarata l’illegittimità di una simile ordinanza».

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