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La mostra

“Ai piani intimi”: la profondità nel piccolo formato

L’associazione culturale Spazio Lavì! è nata nel 2012, a Bologna, per opera di Monica Manfrini e Piero Orlandi. I suoi spazi espositivi sono a Bologna stessa (Lavì! City) e a Sarnano. Sin dalla nascita, la galleria ha sottoscritto una convenzione con l’Accademia di Belle Arti di Macerata, il Comune di Sarnano, e collabora con altri istituti scolastici e universitari come la Scuola di Architettura di Ascoli Piceno, realizzando workshop fotografici. L’obiettivo peculiare dello Spazio Lavì! è quello di incentivare la produzione artistica visiva (dalla fotografia alla pittura) sul paesaggio (urbano e non) e sulla trasformazione di esso nel tempo. Ed è proprio il tempo ad essere centrale nelle opere dell’ultima mostra ospitata nello spazio di Sarnano Ai piani intimi, inaugurata lo scorso 9 agosto. L’esposizione, curata da Luca Caccioni e Irene Fenara, vede come protagoniste quattro fotografe: Alessandra Brown, Roberta Zucchini, Lucrezia Roncadi ed Elena Grossi. Ognuna di loro, nelle proprie piccole opere, ha cercato di imprimere memoria e tempo. Memorie stratificate del proprio essere e delle proprie esperienze. Nei loro lavori esse incidono il proprio viaggio nella vita. Operazione ad alto rischio di superficialità, ma, fortunatamente, ciò non è accaduto. C’è un dialogo ordinato, educato, tra le fotografe: i toni sono pacati, senza cedere al mutismo; ognuna narra la propria intimità senza surclassare le altre.
Alessandra Brown rievoca le foto familiari del suo passato, filtrate da superfici traslucide dove sono impresse immagini recenti. Il risultato complessivo è un ponte evocativo tra ciò che è stato e ciò che è (e forse sarà). Anche nei lavori di Roberta Zucchini il passato si fa presente. L’artista sceglie come soggetto dei vecchi abiti, tra i quali alcuni della madre. Estremamente pittoriche, queste vesti fotografate sono le ombre di un passato che continua a vivere nel presente. Lucrezia Roncadi decide di trattare un passato vicino ai nostri giorni. Le sue fotografie ritraggono il rapporto tra l’autrice stessa ed il sisma emiliano del 2012. Il suo corpo è fotografato in maniera frammentaria, come frammentati sono i resti che il terremoto ha lasciato: il fisico così a pezzi sta a significare la frantumazione del sisma, tanto fisica quanto psicologica. Si approda infine alla liquefazione fotografica di Elena Grossi. L’autrice ha immerso le proprie opere nell’acqua fino a farle scolorire al punto giusto, realizzando così delle immagini dove i colori sono modificati dall’azione del liquido. Come il tempo lavora sui nostri ricordi, alterandone la veridicità, le sensazioni ed i colori, così lo “scolorimento” presente nelle fotografie della Grossi diventa una metafora “fisica” del tempo stesso e di questa sua azione sulle nostre memorie.
Stratificazioni di memoria, il tempo che passa alterando i ricordi, la presenza del passato che si ripercuote nel presente: tutto ciò è in questi lavori. Scrigni che spesso racchiudono ciò che non vorremmo ricordare, ma che non possiamo dimenticare. Quello che le autrici covano nei loro “piani intimi” non rimane distante dal pubblico, il quale può immedesimarsi e riconoscersi, senza ostacoli, nelle emozioni che le artiste hanno voluto trasmettere.

Silvio Gobbi

Informazioni
“Ai piani intimi”, di Alessandra Brown, Roberta Zucchini, Lucrezia Roncadi, Elena Grossi, a cura di Irene Fenara e Luca Caccioni.

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