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Il selfie di Tura con il pubblico della "Gulliver" di Giorgio Montecchia
Il selfie di Tura con il pubblico della "Gulliver" di Giorgio Montecchia

Libreria Gulliver, incontro “A regola d’arte” con Stefano Tura

Quattro poliziotti, due uomini e due donne, tre piani narrativi: due inglesi e uno italiano, per così dire, che pian piano si intrecciano: queste le linee essenziali di “A regola d’arte”, il nuovo romanzo giallo di Stefano Tura, presentato lunedì sera dall’autore, intervistato da Francesco Rapaccioni, alla libreria Gulliver. Linee essenziali, appunto, perché nel libro c’è molto altro. C’è Londra ad esempio: sì, perché Stefano Tura è un noto giornalista televisivo, corrispondente della Rai per il Regno Unito da tredici anni. La capitale britannica prende vita a poco a poco davanti agli occhi del lettore perché, come ha detto l’autore stesso, “chi legge deve essere profondamente a contatto con la realtà in cui si svolge la vicenda”. Per questo non mancano le descrizioni ricche di elementi: colori, odori, sapori, rumori di una Londra “difficile e spietata” come l’ha definita Tura, dai quartieri raffinati, ricchi ed eleganti, a quelli che sono teatro di scontri sociali. Non certo la Londra di chi si mette in fila, pochi per fortuna a dispetto di ciò che passa dai media, per assistere al matrimonio di Harry e Meghan o per sbirciare il cappellino colorato della regina Elisabetta. C’è anche l’Emilia Romagna, regione d’origine dell’autore, che quindi conosce bene. Poi ci sono i personaggi. Come ogni scrittore di gialli che si rispetti, anche Stefano Tura ha il suo poliziotto di fiducia, presente sin dal suo primo libro: si chiama Alvaro Gerace ed è il protagonista del filone italiano della storia; c’è il detective inglese, per nulla inglese nel suo stile, e molti altri. Mai stereotipati, anzi, ognuno ha la propria vita sulle spalle, la propria umanità, fatta di paure, emozioni, dubbi e ossessioni. Infine c’è la sfida al lettore: mettere insieme gli indizi, non seguire piste sbagliate, fuorvianti e trovare il colpevole prima del poliziotto. Insomma un libro da leggere e da regalare perché qui il giornalista si fa scrittore; anzi finalmente il giornalista può riscoprire il piacere di una scrittura ampia, lenta e articolata, molto diversa da quella richiesta dall’informazione televisiva: diretta, sintetica, subito efficace, che si risolve in pochi minuti. Tanta gente riempiva la piazzetta della libreria Gulliver e del Bar dello Stadio, molta di più di quanta se ne aspettassero gli organizzatori e le copie del libro sono andate a ruba: buon segno. Peccato la pioggia improvvisa abbia interrotto bruscamente l’evento. Ma a Londra ci sono abituati.

Michela Ciciliani

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