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L'immagine della mostra
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“Dal segno al colore”: l’arte del Novecento a Pollenza

Il “San Severino Blues” torna sulla piazza di Pollenza, lunedì 16 luglio, con la travolgente black music dei Soul Fire of South Carolina, la band all black di soul, funk e rhythm’n’blues per la prima volta in Italia. L’ingresso è libero. Il festival si inserisce così, ancora una volta, nell’ambito dell’Esposizione di antiquariato, restauro e artigianato artistico che ogni estate Pollenza organizza ormai da 27 anni. C’è pure un’interessante mostra fra gli eventi collaterali e Silvio Gobbi ce la racconta nell’articolo che segue. 

“Dal segno al colore”: l’arte del Novecento a Pollenza

Dal segno al colore – un viaggio nel Novecento è la mostra che si è inaugurata sabato 7 luglio presso la Sala convegni del Palazzo comunale di Pollenza. Curata da Alvaro Valentini, raccoglie una ragguardevole serie di lavori dalle tecniche più diverse (incisioni, dipinti, sculture e disegni), appartenenti ad un’unica collezione privata. Sono presenti molti degli artisti che hanno segnato l’arte del Novecento: dai più noti e storicizzati Giorgio Morandi, Renato Guttuso, Carlo Carrà, Salvador Dalì, Osvaldo Licini a quelli più nascosti, ma altrettanto capaci, come Luigi Bartolini, Mino Maccari e Giacomo Manzù. Gli altri artisti in mostra sono: Pietro Annigoni, Amerigo Bartoli, Edita Broglio, Domenico Cantatore, Carmelo Cappello, Vittoriano Carelli, Arnoldo Ciarrocchi, Enrico Della Torre, Pericle Fazzini, Vittorio Tessaro, Luciano Minguzzi, Augusto Murer, Anton Zoran Music, Giovanni Omiccioli, Andrea Roggi, Tino Stefanoni, Orfeo Tamburi, Valeriano Trubbiani, Lorenzo Viani e Giuseppe Viani.
Molti autori e molte opere in un piccolo spazio, una concentrazione di periodi e stili differenti che dialogano tra loro. Si va dai segni essenziali di Carrà e Licini, passando attraverso l’incisione di Morandi, per arrivare infine alle tele dai colori corposi del marchigiano Luigi Bartolini (Cupramontana 1892 – Roma 1963; noto anche per aver scritto, nel 1946, il romanzo Ladri di biciclette, dal quale Cesare Zavattini trasse spunto per realizzare la sceneggiatura dell’omonimo film di Vittorio De Sica). Non è una mostra incentrata su di una determinata corrente o avanguardia: l’esposizione cerca di raccogliere, in un unico spazio, molte delle tendenze che hanno caratterizzato il Novecento, il secolo in cui gli artisti hanno dato vita ad una miriade di linguaggi (ancora oggi insuperati) fortemente memori del precedente passato artistico ma, al tempo stesso, radicalmente innovativi nelle forme espressive. Come detto, in questa esposizione sono varie le tecniche presenti, ma non c’è alcuna stonatura in questo miscuglio di differenze. L’unico difetto sta nella quantità: troppi lavori in un unico ambiente; se fosse stato distribuito su spazi più ampi, la mostra avrebbe avuto più respiro. Al di là di questo, l’esposizione riesce nel suo intento: mostrare al pubblico come l’arte, nella sua moltitudine di declinazioni possibili, non abbia delle gerarchie dettate dallo stile e dalla tecnica. Il Novecento ha “liberato” l’arte dalla gerarchia, ha radicato il principio per il quale è l’idea che sta dietro a qualsiasi “segno/azione/produzione” a dare al prodotto forza e significato, non solo il modo con cui esso viene realizzato (con tutti i difetti e pregi che tale scardinamento ha portato). Dal segno al colore comunica, efficacemente, al pubblico il fatto che il segno, inteso come manifestazione visibile in generale, sia fondamentale in quanto esso è «l’espressione del nostro alfabeto interiore» (come scrive il curatore nel catalogo); ed è proprio grazie agli artisti del Novecento (presenti e non a questa mostra) se l’arte ha raggiunto questo, forse insuperabile, traguardo.

Silvio Gobbi

Info 
Pollenza, Palazzo Comunale – Sala Convegni, 7 – 22 luglio 2018; orario: feriali 20.30/24 – festivi e prefestivi 17.30/24; contatti Ufficio Cultura 0733-548707.

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