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L'arrivo dei feretri presso il tendone del "Don Orione"
L'arrivo dei feretri presso il tendone del "Don Orione"

Tragedia del Glorioso: l’ultimo saluto a Santina e Giuseppe

Hanno salutato il mondo terreno insieme, l’uno vicino all’altra, Santa Bianchini e suo figlio Giuseppe Bordoni, nella tranquilla mattinata di un assolato sabato di luglio che ha stemperato la concitazione e i dubbi con cui il fatto è passato alle cronache.

All’arrivo dei due carri funebri de “Gli Angeli”, giunti appaiati davanti alla tensostruttura dell’Istituto Don Orione, l’ala protettiva della folla ha accolto i feretri. In prima fila, davanti al sacerdote don Paul Mbolè, parroco del rione Settempeda, del Glorioso e dei Granali, c’era il sindaco Rosa Piermattei con alcuni componenti della giunta.

Dalla lettera di San Paolo ai Corinzi si è passati al vangelo di Giovanni. Quindi, all’omelia del sacerdote che ha posto in evidenza la bontà di Santina e Giuseppe. Al ricordo della figura di quest’ultimo, un applauso è sgorgato spontaneo quando il tono del sacerdote si è elevato a sottolineare che “questo episodio ci fa pensare alla necessità di un’assistenza migliore da parte dei servizi competenti”.

Il ricordo di Don Paul della mamma di Giuseppe è struggente: “Nella speranza di rimanere con Dio per l’eternità dopo aver superato le avversità della vita che leggiamo in Pietro ai Corinzi riconosco Santina (don Paul la chiama come i suoi parrocchiani, ndr). L’ho apprezzata condividere la vita con Pietro, venuto a mancare dieci mesi fa e, dopo aver perduto quattro anni orsono la figlia Claudia, prendersi cura di Giuseppe. Da lei sempre parole di fede. Ogni mese dedicava una messa alla memoria di suo marito e sua figlia e, quando non poteva assistervi di persona per i dolori alle gambe, mi diceva che avrebbe ascoltato la funzione dalla finestra. Domenica le abbiamo portato la comunione a casa. Per l’ultima volta”. Santa Bianchini aveva a cuore anche le vicende dei suoi vicini. “Si informava spesso sulle condizioni fisiche dei conoscenti della frazione che erano in difficoltà – soggiunge don Paul – e di recente trepidava per suo figlio Giuseppe. Che era un cristiano con i suoi problemi ma accompagnava spesso Santina a messa e veniva a riprenderla. Quando lei non riusciva a venire in chiesa, Giuseppe mi ricordava di portarle l’ostia. Non era un mostro – sottolinea con verve il sacerdote – ma, anzi, una persona di cuore, offriva a tutti coloro che gli facevano visita un succo di frutta, amava l’arte e i fiori. Dopo aver perso dapprima sua sorella, poi il padre, disperato per aver visto andarsene anche sua madre, ha pensato di fare una cosa per migliorare la sua vita, sbagliando”.

“La vicenda di Santa e Giuseppe mi ricorda la morte dei miei nonni, avvenuta a distanza di tre ore – dice don Donato De Blasi della parrocchia di Berta, che ha officiato con don Paul -. Non conoscevo di persona Santa, ma ho avuto con me Giuseppe per un anno. Era obiettore di coscienza e svolse il servizio nella comunità di recupero di Berta, dove ebbe modo di conoscere tanti giovani sfortunati. Era un ragazzo bravo e sensibile”.

Tremendamente abbattuta per l’intera vicenda il primo cittadino, Rosa Piermattei: “Oggi non indosso la fascia da sindaco perché sento di non aver fatto abbastanza – sono le sue parole a fine funzione -. Chiedo perdono a Santina e Giuseppe per non essere stata all’altezza di difendere la famiglia. Come sindaco ho potuto fare ben poco, ma da cittadino – promette Rosa Piermattei – mi adopererò affinché queste situazioni non abbiano più a ripetersi. Chiedo alle famiglie settempedane di aiutarmi. Ai cittadini, a chi non sta bene, di cercarmi. Tali problemi non devono impaurirci, non dobbiamo vergognarci della depressione perché da essa si può guarire, se ben curata. Mi chiedo: che cosa ci facciamo con una casa ricostruita dopo il sisma se non curiamo le persone che la abitano? Le persone come Giuseppe devono essere amate di più e condotte in strutture affinché possano guarire”.

Luca Muscolini

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