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Francesco Rapaccioni e Marta Zura Puntaroni
Francesco Rapaccioni e Marta Zura Puntaroni

Marta e la ‘Grande Era Onirica’ candidate al “Mondadori”

“Primo risveglio nel letto della casa marchigiana: qualche secondo per riprendere conoscenza e capire perché la luce viene da un lato diverso, perché il corpo sembra collocato in uno spazio estraneo. Quelle che appena apro gli occhi vedo sul soffitto sopra al mio letto sono piccole crepe non strutturali.
Ecco, ora mi ricordo.
Cratere.
Curiosamente l’atteggiamento che c’è in giro è come di festa: la gente ha paura a stare dentro case dentro l’ufficio dentro i negozi così si riversa di continuo per le strade, a ogni minima scossa d’assestamento – tre, quattro al giorno: nessuna come Little Boy ma tutte abbastanza forti da farti venire paura – siamo tutti fuori come se fosse estate. Le automobili parcheggiate in giro sono cariche delle coperte di chi ci dorme dentro – siamo fortunati: questo novembre si sta rivelando stranamente caldo – i vecchi dicono: un caldo da terremoto”.

L’ultimo appuntamento di “Incontri con l’autore”, rassegna culturale organizzata dai Teatri di San Severino, è stato piuttosto speciale. Perché a presentare il suo libro – titolo Grande Era Onirica – c’era Marta Zura-Puntaroni, settempedana, classe 1988.
Marta ha studiato Letteratura ispanoamericana all’Università di Siena e lavora come social media manager. Suo è “Diario di una snob”, blog fra i più seguiti in Italia, con qualche migliaio di follower al seguito. E Grande Era Onirica è il suo esordio letterario, curato dalla casa editrice romana Minimum Fax. Un libro pubblicato da poco più di un mese e già candidato al premio Premio Opera Prima della Fondazione Mondadori.
Marta, che sta girando le librerie del Paese in quello che ha chiamato “Grande Era Onirica tour”, ha riservato la tappa di lunedì 15 al nostro Cinema Italia, con Francesco Rapaccioni a fare gli onori di casa. «Voglio ringraziare Francesco – ha esordito l’autrice davanti a una sala gremita – per avermi dato tanta fiducia. Il libro non era ancora uscito quando mi ha proposto questo incontro. La presentazione di San Severino è la più importante di tutte, insieme a quella di Siena: quella che mi emoziona di più, quella che più temevo». Perché a San Severino, ciclicamente, inizia e finisce l’intreccio di Grande Era Onirica. Qui c’è l’infanzia della Marta-protagonista ed è qui che lei stessa torna, alla fine della storia. Ma allora è un’autobiografia? «No: è romanzo. O meglio, autofiction. Ho chiamato la protagonista come me per sentirla più vicina. Alcuni degli episodi che racconto sono davvero accaduti. Ma altri sono pura finzione».
Grande Era Onirica analizza senza filtri il tema della depressione. Non quella massiva, di cui soffrono i protagonisti dei film, ma una depressione minore; “un’etichetta per dire che non sei abbastanza felice”. Il percorso della protagonista è ritmato da queste ere oniriche, bolle di stasi segnate ciascuna da una diversa dipendenza. Per tutto il tempo si fatica a distinguere la depressione di Marta da una condizione totalmente “sana”. E il romanzo sta tutto qui: alla fine, chi di noi non ha mai avuto le sue “ere oniriche”? Le sue fasi di apatia, le angosce, i rituali con cui sedare l’ansia? Nessuna esistenza ne è priva. Ciò che conta, ci insegna il romanzo, è vederle nella giusta prospettiva: accettare di curarle, di chiedere aiuto, senza però temere che ci definiscano in quanto persone.
In tutto questo c’è anche San Severino, fotografata nelle settimane successive al terremoto. Una “città dell’infanzia” che assorbe la protagonista nei suoi calmi ritmi di provincia, riaccogliendola – ormai adulta – e accompagnandola in una lenta risalita. Per i settempedani sarà interessante ritrovarne i luoghi fra le pagine del romanzo. Così come sarà interessante, seppur doloroso, ripercorrere i giorni del sisma attraverso la parola scritta. «Ho dedicato al terremoto alcune pagine del romanzo per un preciso scopo politico. Fuori dalla nostra Regione hanno un’idea troppo vaga di noi marchigiani. Pensano che il sisma abbia distrutto l’Umbria, l’Abruzzo, che ci abbia toccati solo marginalmente. E invece, il 70% dei comuni colpiti è nelle Marche. È assolutamente necessario che se ne parli di più».

Alessandra Rossi

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