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Consiglio comunale boccia idea referendum del M5S

Il Consiglio comunale di San Severino non ha accolto la proposta di referendum che il Movimento 5 Stelle sta presentando in tutti i Comuni delle Marche per togliere potere alla Giunta regionale e riportare il dibattito sulla sanità nella giusta sede: il Consiglio regionale.

Nel mirino c’è ovviamente la riforma sanitaria che l’esecutivo regionale sta portando avanti per chiudere i punti nascita di Osimo, Fabriano e San Severino e, al tempo stesso, trasformare 13 strutture sanitarie in ospedali di comunità, ex case della salute, con la conversione dei posti letto di lungodegenza-riabilitazione in posti di “cure intermedie”.

Per inquadrare bene la portata dell’idea referendaria del M5S si legga l’articoloSanità: in Consiglio la proposta referendaria del M5S” pubblicato dal Settempedano giovedì 11 febbraio nella sezione “Attualità”.

Il referendum regionale sarebbe ammissibile con il “sì” di almeno 20 Consigli comunali, entro febbraio. La partita del M5S, però, si complica perché la questione si è spostata ora sul piano politico e rischia di perdere di vista l’obiettivo del diritto alla salute di tutti i cittadini.

In ogni caso, San Severino – come diversi altri Comuni – ha detto “no” all’iniziativa referendaria dei “pentastellati” con 6 voti espressi dalla maggioranza (Pd e Udc) contro i 5 voti favorevoli espressi dall’opposizione “Una città da vivere” e dal consigliere indipendente di maggioranza Fernando Taborro. Erano assenti in aula i consiglieri Lucarelli, Dialuce, Aronne, Rastelletti e Gregori.

La decisione del Consiglio comunale settempedano farà certamente discutere, non solo a livello locale, dal momento che l’ospedale di San Severino è uno di quelli che il presidente delle Marche, Luca Ceriscioli, e la sua Giunta hanno messo sotto scacco decretando la chiusura del suo storico punto nascita, uno dei fiori all’occhiello della sanità regionale.

Secondo noi, al di là degli schieramenti di parte, il “sì” del nostro Consiglio comunale a questa iniziativa referendaria sarebbe stato in ogni caso, a prescindere da come finirebbe un eventuale referendum e da quali sarebbero i suoi effetti (ahimè non retroattivi) sull’attuale riforma sanitaria, un altro segnale forte dato dall’intera città di San Severino contro la sciagurata decisione di chiudere il reparto. Sì, sarebbe stato un segnale di reiterata protesta e di grande coesione. Un segnale che, proprio in questo momento di accesa disputa mediatica, avrebbe dato assai vigore alla battaglia di popolo e spinto altre realtà a far di più nella stessa direzione.

Ora non resta che attendere il pronunciamento del Tar, previsto per il prossimo 19 febbraio.

E’ interessante, nel frattempo, leggere cosa ha scritto il Consiglio di Stato nell’accogliere la sospensiva per il “caso” di Osimo, ribaltando la decisione che era venuta dallo stesso Tar delle Marche. I giudici hanno accolto infatti l’appello del Comune osimano “al fine di assicurare una effettiva tutela cautelare” e “rilevato che, secondo quanto rappresenta l’appellante, specie in alcune fasce orarie, raggiungere i punti nascita di Jesi e Ancona, i più vicini al bacino geografico di Osimo, richiede un viaggio lungo e disagevole per le gestanti”.

Vien da dire che, se tutto ciò è valido per la realtà territoriale descritta, tanto più la preoccupazione dovrebbe valere per un entroterra montano, vasto e privo di vie di collegamento decenti, come quello che fa riferimento al punto nascita di San Severino.

Mauro Grespini

 

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